Lea Garofalo e Denise Cosco: una madre e una figlia contro la ‘ndrangheta
Postato da Redazione Radio WOW il 11 Settembre 2026

Da quel momento la vita di Lea Garofalo è fatta anche di trasferimenti, identità da nascondere, sofferenza, paura. Entra con Denise nel programma di protezione ma il rapporto con lo Stato diventa complicato: nel 2006 la protezione viene revocata perché il suo contributo viene considerato non sufficientemente rilevante. Lea fa ricorso al Tar e viene riammessa: in seguito decide di rinunciare al programma. Nel maggio del 2009, a Campobasso, sfugge a un tentativo di sequestro: sei mesi dopo torna a Milano insieme a Denise.
L’omicidio di ‘ndrangheta e il femminicidio
È il mese di novembre quando Carlo Cosco le propone un incontro, con il pretesto di parlare del futuro della figlia. Il 24 novembre 2009, Cosco riesce a separare per sempre Denise e sua madre. Lea viene attirata in una trappola e uccisa. Il suo corpo viene fatto a pezzi poi trasportato in un terreno a San Fruttuoso, vicino a Monza, dove viene bruciato e distrutto nel tentativo di cancellarne ogni traccia. Aveva 35 anni.
Quello di Lea Garofalo è un omicidio di ‘ndrangheta ma è anche un femminicidio. A volere la sua morte è l’uomo con cui aveva avuto una relazione e dal quale aveva scelto di andarsene, il padre di sua figlia. Lea Garofalo aveva infranto contemporaneamente le regole del sistema mafioso nel quale era cresciuto e quelle di una relazione dalla quale aveva deciso di sottrarsi. Il suo corpo non viene trovato, per mesi si tenta anche di accreditare l’idea che Lea possa essersene andata volontariamente. Denise non ci crede, conosce sua madre e sa che non l’avrebbe abbandonata. Racconta gli investigatori le loro ultime ore insieme e indica suo padre come responsabile della sua scomparsa. Così, Denise diventerà parte civile nel processo e testimonierà contro Carlo Cosco, suo padre.
La verità sul corpo di Lea Garofalo arriverà solo tre anni dopo, quando nel 2012, Carmine Venturino, uno degli uomini coinvolti nell’omicidio e diventato collaboratore di giustizia, indica agli investigatori il luogo dove cercare: vengono recuperati migliaia di frammenti ossei e una collana appartenuta a Lea. Nel 2014 la Cassazione rende definitive le condanne all’ergastolo per Carlo Cosco, Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino. Venturino viene condannato a 25 anni.
Lea Garofalo nel frattempo è diventata uno dei simboli delle donne che hanno avuto il coraggio di rompere con la ’ndrangheta dall’interno delle proprie famiglie. Un donna contro le mafie. Il 19 ottobre 2013 Milano celebra i funerali civili di Lea Garofalo, migliaia di persone riempiono piazza Beccaria, Denise vive sotto protezione e non può mostrarsi ma la sua voce arriva comunque in piazza: «Se è successo tutto questo è solo per il mio bene», dice parlando della madre. «La forza me l’hai data tu».
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