La storia di Martina e Adam, due adolescenti in crisi, che grazie a trenta giorni di cammino, senza cellulare e lontani da tutto, hanno ritrovato la loro strada
Postato da Redazione Radio WOW il 11 Settembre 2026

Trenta giorni, soltanto un ragazzo o una ragazza e un accompagnatore, scelto attraverso una selezione rigorosa che ne accerti la solidità, l’equilibrio e la capacità di gestire gli imprevisti del cammino. La coppia si incontra per la prima volta il giorno della partenza e spesso le informazioni a disposizione dell’adulto sono minime: starà al giovane decidere se e quanto dire di sé.
«Quello con Martina è stato un cammino molto bello con tanti silenzi ma anche tante condivisioni», dice Francesco. «Un trekking montano (abbiamo percorso una parte del cammino “Di qui passò Francesco” e tutto quello nelle “Terre mutate”), con uno zaino pesantissimo e un caldo pazzesco, ma anche un viaggio baciato dalla provvidenza con degli incontri bellissimi. Il cammino con le sue fatiche insegna ai ragazzi che devono prendersi cura di sé. Se non medichi le vesciche, se non bevi abbastanza, se non dosi le energie, non puoi andare avanti».
«Di vesciche», dice Martina, «ne avevo tante, grandi. È lì che ho capito quanto conta la testa. Le gambe dovevo mettercele, ma al 95 per cento è stata la testa a portarmi alla fine di ogni tappa. Mi dicevo: “Martina, ce la devi fare”. La fiducia che ti infonde questa prova è enorme. Vedi giorno dopo giorno che riesci e inizi a dirti: “Nonostante le difficoltà della vita c’è qualcosa di cui posso essere orgogliosa”».
Per i ragazzi è un’esperienza in cui stare soli con i propri pensieri, con la fatica fisica, senza cellulare, lontani dal proprio contesto familiare, amicale e sociale, senza nessuno che chieda conto del passato o giudichi. Il viaggio diventa così un modo per ricostruirsi un passo alla volta, affrontando i propri limiti, ma anche scoprendo le proprie risorse e nuovi aspetti di sé.
È il dopo la parte più difficile. «La sfida è cercare di vivere la quotidianità come se tu fossi in cammino», spiega ancora Martina. «Ci sono giorni più facili, altri meno, ma sicuramente qualcosa in me è scattato». Sono passati sei anni e Martina non ha mai smesso di camminare: «Ho fatto un viaggio ogni anno. Al cammino da Bologna a Firenze ho portato mio padre e, nell’ottobre scorso, ho marciato per la prima volta da sola: da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago di Compostela. Sono riuscita ad affrontare un percorso di un mese senza nessuno. È stato un altro passo importante nella mia crescita».
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