Denise Cosco, morta a 35 anni la figlia di Lea Garofalo. E i figli degli altri testimoni di giustizia denunciano: «La nostra vita è un incubo»
Postato da Redazione Radio WOW il 11 Settembre 2026

Anna ha trentatré anni, quindici dei quali trascorsi in località protette. È figlia di uno dei più importanti testimoni di giustizia del Sud Italia. Aveva nove mesi quando suo padre, dopo aver assistito a un omicidio di mafia, invece di voltarsi dall’altra parte andò dai carabinieri. «Da quel momento la nostra vita è diventata un incubo di spostamenti, case temporanee, scorte, regole, nomi da non dire, domande a cui non rispondere. Sono cresciuta senza amici, senza parenti, in città e abitazioni che cambiavano continuamente», racconta. «Ma per me quella era la normalità».
Quello che, invece, per Anna non era normale è la vita che per quasi tutti gli altri bambini è scontata: il parco sotto casa, i compleanni con i compagni di scuola, i cugini a Natale, la festa per la prima comunione.
In Italia oltre 3.500 persone sottoposte a misure di protezione
In Italia ci sono oltre mille minorenni che vivono o hanno vissuto in condizioni simili: bambini e ragazzi inseriti nei programmi di protezione che riguardano collaboratori e testimoni di giustizia. «Al momento ne gestiamo circa ottocento», mi dice un alto funzionario della polizia nelle stanze del Servizio centrale di protezione a Roma, dove il segreto è la norma: i nomi non si scrivono, la voce non si registra. È comprensibile: «Anche noi rischiamo la vita», mi spiegano. Ma dentro questa ossessione per la sicurezza si consuma una contraddizione che riguarda i più piccoli: si proteggono le vite, ma non sempre si riesce a proteggere l’infanzia.
Secondo gli ultimi dati ufficiali, in Italia le persone sottoposte a misure di protezione sono 3.596: 793 collaboratori di giustizia, 55 testimoni, 2.564 familiari di collaboratori e 184 familiari di testimoni. Dentro questi numeri ci sono centinaia di figli e figlie che non hanno scelto nulla e che si trovano a pagare un prezzo altissimo.
«Il sistema attuale non è ancora a misura di minore», spiega Maria De Luzenberger, ex sostituto procuratore al Tribunale per i minorenni di Napoli, «il supporto psicologico, previsto dalla normativa, non sempre è attuato in modo adeguato, continuativo e competente rispetto alla specificità del trauma. A scuola mancano procedure chiare: molti bambini sono stati prelevati e portati in un’altra città a metà anno scolastico. Spesso manca l’ascolto: bisognerebbe spiegare ai minori cosa sta succedendo con modalità adeguate all’età e alla loro maturità. Di solito questo compito viene affidato ai genitori, ma anche loro fanno fatica a dare spiegazioni efficaci».
L’articolo originale Denise Cosco, morta a 35 anni la figlia di Lea Garofalo. E i figli degli altri testimoni di giustizia denunciano: «La nostra vita è un incubo» lo potete trovare al seguente Link