Perché ci interessa il voto in Svezia
Postato da Redazione Radio WOW il 8 Settembre 2026

Tutto ruota attorno al castello di Tidö. Certo, il 13 settembre gli svedesi eleggeranno i componenti del Riksdag, il Parlamento, e si vedrà se la socialdemocratica Magdalena Andersson saprà aggregare una coalizione per strappare il potere alle destre, scalzando l’attuale premier Ulf Kristersson. I sondaggi dicono di sì, anche se il centrosinistra con le componenti rosso-verdi fa di tutto per sembrare una maionese impazzita. Ma per capire cosa succederà al Riksdag – e perché è così interessante per l’Europa – bisogna partire da Tidö. Il passaggio chiave si svolge in quel castello, nell’autunno 2022.
Prima di allora, dal 2021, Andersson era già stata premier. Aveva appena fatto in tempo a guadagnarsi la nomea della più frugale dell’Ue, e a intestarsi l’ingresso della Svezia nella Nato – avviato proprio da lei –, quando il Paese tornò al voto. A settembre di 4 anni fa, per impedire che il centrosinistra restasse al potere, il centrodestra fece il salto. Lo fece, per la precisione, l’attuale premier, leader del Partito moderato svedese (Moderaterna, che in Ue siede tra i Popolari). Kristersson ambiva a governare il Paese dal 2018, ma all’epoca si attenne al cordone sanitario contro l’estrema destra, che però ha guadagnato sempre più consenso; così dal 2021 lui ha iniziato a dialogare coi «Democratici svedesi» (Sverigedemokraterna), che a dispetto del nome erano noti per le radici neonaziste (e per la verve anti Ue). Negli stessi mesi, il leader dei Popolari europei Manfred Weber costruiva un’alleanza tattica con Giorgia Meloni in Ue: il crollo degli argini contro le destre estreme si è visto per primo proprio a Stoccolma e Bruxelles. A settembre 2022, gli Sverigedemokraterna sono arrivati al 20 per cento; così il 14 ottobre di quell’anno il leader, Jimmie Åkesson, è stato invitato da Kristersson al castello di Tidö. Qui è nato il patto che ha consentito al leader dei Moderati di diventare premier con una coalizione di minoranza (Cristiano-democratici e Liberali) la cui capacità di governo si regge sul supporto esterno dell’estrema destra, assecondando le pulsioni anti migranti e il pugno duro anti criminalità.
Quattro anni dopo Tidö, i Liberali ne escono in pezzi, logorati dalla contraddizione di governare con l’estrema destra, dalla quale ora prendono le distanze; pare che non supereranno la soglia di sbarramento. Il centrodestra che innescò l’abbraccio con gli estremi sa che, se un accordo dovesse ripetersi, stavolta gli Sverigedemokraterna pretenderebbero dei ministri (come in Finlandia dove i Veri Finlandesi hanno espresso la vicepremier, Riikka Purra). Quanto all’estrema destra stessa, a pochi giorni dal voto marca le distanze dal governo, radicalizzandosi a fini di consenso. E se, come i sondaggi indicano, i socialdemocratici si riprenderanno la Svezia, come da tradizione novecentesca e com’è stato tra 2014 e 2022, non saranno comunque più gli stessi: Tidö ha spinto a destra tutto l’asse politico. Già nel 2022, la socialdemocratica Andersson rivendicò non solo di essere d’accordo con l’inasprimento delle politiche migratorie siglato al castello, ma che il cambio di paradigma fosse avvenuto con lei al governo. Già da ciò si intuisce perché per lei tenere con sé sinistra e verdi sia arduo.
Questo articolo è pubblicato sul numero 38 di Vanity Fair in edicola fino al 15 settembre 2026
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