Jasmine Trinca: «Sono una madre molto imperfetta. La cosa che fa davvero paura sono le relazioni umane»
Postato da Redazione Radio WOW il 8 Settembre 2026

In L’estranea, il nuovo film di Paolo Strippoli presentato in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Jasmine Trinca è Anna Colonna, una madre che per vent’anni ha tenuto nascosta alla figlia Alice, interpretata da Romana Maggiora Vergano, la verità su cui si regge la loro famiglia. Quando Alice era bambina e rischiava gravi conseguenze dopo un incidente, Anna aveva stretto un patto con una donna misteriosa, l’Estranea di Valeria Bruni Tedeschi. Da quel momento, ogni tentativo di aggiustare le cose ne ha prodotte di nuove da aggiustare.
Per Trinca il punto di partenza è soprattutto uno: che cosa succede quando l’amore di una madre diventa la convinzione di sapere che cosa sia meglio per un figlio. «Che tipo di madre è? Direi una madre ordinaria, una madre come tante di noi. Non esattamente come me, perché io rivendico sempre il fatto di essere una madre molto imperfetta, anche confusa su alcune cose, ma guidata dal desiderio di essere, nel tempo, sufficientemente buona». Trinca, che nella vita è madre di Elsa, nata nel 2009, ha spesso raccontato la maternità lontano dall’idea della madre perfetta o sacrificale, come qualcosa che si impara facendolo e che porta inevitabilmente con sé errori e contraddizioni.
Anna, invece, non ammette facilmente l’imperfezione: «Penso a quella trasmissione della cura, a quel tipo di presenza che senti senza che diventi una presenza che soffoca. Anna Colonna, invece, proietta semplicemente se stessa sul mondo: fa di sé un modello per il mondo, vuole avere tutto sotto controllo. E quindi i figli diventano la prima cosa che, in qualche modo, il mondo ti dà la possibilità di manovrare e controllare».
È proprio il controllo una delle parole che attraversano tutto L’estranea. Quello di Anna nasce, almeno all’inizio, da un impulso riconoscibile: proteggere chi ama. «Questi personaggi sono vittime del controllo e, allo stesso tempo, ne fanno delle vittime. Perché il loro è un controllo d’amore, che nasce anche da un’esigenza sana di protezione». Il problema arriva quando quella protezione si trasforma in qualcosa da cui non si riesce più a uscire.
Ed è qui che l’attrice distingue tra colpa e responsabilità. «Il senso di colpa è uno dei sentimenti umani più sterili, perché è una spirale ancorata al passato, con la vaga illusione che, sentendoci in colpa, possiamo ancora fare qualcosa per ciò che è successo. Ma è un’illusione». La responsabilità, invece, obbliga a muoversi: «La responsabilità appartiene al presente: riconosce la colpa e ci porta a proiettarci nel futuro, per capire che cosa possiamo fare per guarire le nostre ferite o quelle che abbiamo provocato».
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