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Il referendum sull’educazione sessuo-affettiva ha raggiunto le 500mila firme: che cosa succede adesso

Postato da il 10 Settembre 2026

Più di cinquecentomila persone hanno chiesto che l’educazione sessuo-affettiva trovi spazio nelle scuole senza le limitazioni introdotte dalla legge 104 del 9 giugno 2026, meglio nota come legge Valditara. In poco più di un mese la proposta di referendum «Sì educazione affettiva nelle scuole», ha superato la soglia limite delle 500mila firme necessarie, raccolte online e ai banchetti in tutta Italia. «È un risultato straordinario, costruito senza grandi apparati e attraversando persino il mese di agosto», dichiarano Fabrizio Marrazzo e Marina Zela, promotori del referendum. «Il nostro primo grazie va a chi ha firmato e a tutte le persone che hanno dedicato tempo ed energie a questa mobilitazione. Ma non è finita qui: bisogna continuare a firmare, perché ogni firma in più darà maggiore forza alla nostra richiesta politica».

Un risultato che pone una questione politica. La legge che il referendum vuole abrogare stabilisce che per partecipare alle attività scolastiche riguardanti «temi attinenti all’ambito della sessualità», sia necessario il consenso informato preventivo dei genitori e che alle famiglie venga preventivamente messo a disposizione il materiale didattico utilizzato. Chi non aderisce si astiene dalla frequenza dell’attività. La normativa pone inoltre limiti specifici alle attività sui temi della sessualità per i più piccoli. La posizione dei promotori del referendum è che l’educazione sessuo-affettiva sia necessaria ad ogni età ovviamente trattata con linguaggi e modalità differenti a seconda dell’età degli studenti. Chiedono quindi di abrogare integralmente la legge Valditara sul consenso informato.

«Oltre 500 mila persone hanno mandato un messaggio alla politica», continuano i promotori. «Di fronte ai femminicidi che hanno sconvolto ancora una volta il Paese, tutte le forze politiche hanno richiamato la necessità di investire sulla prevenzione, sul rispetto, sul consenso e sulle relazioni. Il padre di Lorena Isceri ha rivolto alla politica un appello chiarissimo: lavorate nelle scuole. Una richiesta che non può essere dimenticata quando si spengono le telecamere».




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