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X Factor 2026: la finale torna a Milano. Il nuovo giudice Irama: «Mi sono trovato in una grande famiglia»

Postato da il 8 Settembre 2026

Quando a lei, la vincitrice in carica? «Non sento pressione. Ho sempre lavorato per trasmettere ai ragazzi non solo quello che so della musica, ma la tranquillità, la serenità. La musica è bellissima, ma può diventare una gabbia, perché la musica è una cosa, il mestiere della musica un’altra. Ognuno deve scegliere il proprio ambito ed è meglio capirlo prima che dopo. E lo studio è liberazione. È una parola che fa paura, ma essere preparati a una situazione è importante. Se devi cantare una canzone e devi fare dei passi di danza, e li sai, ti diverti mentre ti esibisci, altrimenti diventa una brutta esperienza».

I giudici si dimostrano affiatati, tra una presa in giro e l’altra si dicono pronti ad accogliere i più giovani, ripensando a loro stessi a quell’età: «Io a vent’anni mi direi: stai calma. Troppa sofferenza, troppa ansia: è inutile», dice Giorgia. «Tutti diremmo ai nostri vent’anni: vai, continua così. E bel motorino», aggiunge Jake. Come interpretare le critiche secondo loro? «Questo mondo che vedo oggi si concentra molto sulle critiche superficiali e un po’ sciocche» dice Paola. «Anche le critiche stupide servono: impari a non considerarle», le risponde Gabbani.

Le sfide del settore rimangono sempre alte, tra quelle storiche e quelle più nuove: «Questo è uno dei pochi luoghi in cui facciamo musica in tv. Poi è chiaro: il desiderio è accompagnare delle persone che partono dalla tv ad avere dopo anche una carriera nella musica, lo facciamo dalla prima edizione insieme», dice Jake. «Sull’AI non sono negativo, non ho un’opinione a riguardo perché non ho capito ancora quali siano i confini nella musica al suo uso. Io scrivo ancora su un foglio. Non siamo arrivati al momento in cui si fa musica con l’AI senza input umano: quindi per ora, è un pezzo fatto dall’AI, o l’AI è solo uno strumento? Se fare musica diventa solo schiacciare un bottone, chiaramente diventa triste». «Penso torneremo indietro: si cercherà la verità nei testi, la sporcizia, che è la verità dell’artista. Ora viviamo in un mercato che ti chiede un disco all’anno, siamo in un momento storico di overperformance, tendiamo a spremere, cacciamo il successo» dice Irama. «È richiesta una perfezione continua, l’umanità non è più apprezzata», interviene Giorgia.




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