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Fumettibrutti: «Il mio primo romanzo è dedicato a mio padre»

Postato da il 8 Settembre 2026

«Questo, che è il mio primo romanzo, l’ho scritto su un computer vecchio con il tasto “cancella” rotto, ma non ho mai pensato di cambiarlo. Me lo aveva regalato lui, uno dei suoi pochissimi regali». Lui è Antonio Giuseppe, suo padre, morto durante la stesura del libro e al quale la catanese Josephine Yole Signorelli, in arte Fumettibrutti, lo ha dedicato. Cigni selvaggi arriva dopo il grande successo dei suoi graphic novel, in particolare la trilogia autobiografica – Romanzo esplicito, P. la mia adolescenza trans e Anestesia – che l’ha resa famosa e voce di riferimento della comunità trans. In quei romanzi disegnati male (da cui il geniale nom de plume che si è scelta), Signorelli aveva raccontato in maniera spudoratamente tenera e tremenda l’amore e la violenza, aveva fatto coming out come ragazza trans e denunciato il calvario, fisico e psicologico, seguito a un intervento di vaginoplastica eseguito male e che le ha procurato danni permanenti.

La protagonista di Cigni selvaggi si chiama Teresa, è una ragazza trans siciliana trasferitasi al Nord, si mantiene a Ingegneria lavorando nei night, ma vuole diventare fumettista. Assomiglia a Josephine Yole, ma non è proprio lei. «A differenza dei disegni, che sono più espliciti, le parole permettono di nascondersi meglio», mi dice dalla casa di Bologna che condivide da quattro anni con Francesco Cattani, anche lui fumettista.

Perché il nome Teresa? «Volevo discostarmi dagli altri libri. Mi sono ricordata che da piccola mi chiamavano Teresa. Dicevano che avevo “la faccia dell’estasi di Santa Teresa” e facevano battute volgari. In seguito ci ho ripensato: mi prendevano in giro perché sembravo una ragazza, ma alla fine io quella ragazza lo ero davvero. “Teresa” conteneva tutto questo e il legame di amicizia con la scrittrice Teresa Ciabatti».

E Josephine da dove arriva? «Quando avevo otto anni, tornavo in autobus dalle attività estive e mi immaginavo come una principessa francese chiamata Josephine, ricchissima e sposata con un principe. Era una fantasia infantile, ma quel nome è rimasto. Quando ho fatto coming out ho scelto anche Yole, che ho “preso” da donne fichissime».

La prima frase è: «Mi servono soldi». «Non vorrei dire che sia una frase rappresentativa di tutta la mia generazione, però lo dirò. La questione economica è centrale soprattutto per chi fa un lavoro culturale. Io non sono diventata ricca. Molte persone vedono i miei follower (192mila, ndr) e immaginano che abbia anche molti soldi. Non funziona così. Oggi riesco a vivere del mio lavoro, ma ho fatto delle scelte precise: risparmio molto, rinuncio a parecchie cose».

Anche lei, come Teresa, ha lavorato nei night club. Cosa ricorda? «Con alcune ragazze c’era una forte sorellanza: quante volte ci siamo salvate a vicenda da situazioni pericolose. Ho conosciuto donne che facevano quel lavoro per motivi diversi: comprarsi un telefono, il latte in polvere, chi, come me, cercava il modo di studiare. Era faticoso e rischioso, ma pagava bene e mi lasciava tempo libero. A lungo ho pensato di non poterlo raccontare. Oggi penso sia positivo farlo: non stai rubando né spacciando, stai lavorando».




L’articolo originale Fumettibrutti: «Il mio primo romanzo è dedicato a mio padre» lo potete trovare al seguente Link