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Giornata mondiale dell’alfabetizzazione, «Il primo consiglio? Lasciare i libri nelle mani dei bambini, affinché possano esplorare quell’oggetto pieno di meraviglie»

Postato da il 8 Settembre 2026

«Un apprendimento che non finisce mai». Ci sono queste parole prima della definizione di alfabetizzazione dell’enciclopedia Treccani. Poi spiega: «Con la parola alfabetizzazione si intende l’insegnamento e l’apprendimento delle abilità minime della comunicazione scritta: leggere, scrivere e far di conto…Oggi si affaccia il problema dell’alfabetizzazione funzionale, cioè la necessità di assicurare a ogni cittadino il possesso di quelle capacità minime che gli consentano di partecipare in modo attivo e consapevole alla vita politica, sociale ed economica del suo paese».

L’8 settembre è la giornata mondiale dell’alfabetizzazione ed è l’occasione per ricordare quanto le parole della Treccani siano di attualità. Secondo l’UNESCO, nel mondo sono 739 milioni i giovani e gli adulti privi delle competenze alfabetiche di base. In Italia, secondo l’OCSE (Education at a Glance 2025), il 37% degli adulti tra 25 e 64 anni si colloca sotto il livello minimo di competenza alfabetica, contro una media OCSE del 27%.

Un ritardo che non nasce a scuola, ma molto prima, già nei primi mesi di vita. Le competenze alfabetiche degli adulti si costruiscono lungo tutto l’arco della vita, ma la letteratura scientifica concorda su un punto: le basi si formano nei primissimi anni, attraverso l’esposizione al linguaggio, alle storie e ad ambienti ricchi di stimoli. È anche da qui che nasce il ritardo che oggi porta il 37% degli adulti italiani sotto il livello minimo di alfabetizzazione.

È su questa evidenza che si fondano programmi promossi da pediatri e bibliotecari per diffondere la lettura ad alta voce fin dai primi mesi. Fondazione Cariplo, attraverso la Sfida di Mandato «Anita. L’infanzia prima», sostiene l’ingresso degli asili nido in #ioleggoperché, l’iniziativa sociale dell’Associazione Italiana Editori dedicata alle biblioteche scolastiche.

«Leggere al nido è importantissimo perché le educatrici e gli educatori hanno più strumenti per scegliere i libri adatti e per proporli nel modo più adeguato», spiega Renata Gorgani, Vice Presidente AIE e Amministratrice delegata della casa editrice Il Castoro. «Al nido o alla scuola dell’infanzia il bambino può trovare una piccola biblioteca e scegliere il libro che più lo incuriosisce. Può osservare le reazioni degli altri bambini, può desiderare di portarlo a casa e condividerlo con la famiglia. Proprio per introdurre al meglio i libri nelle classi negli anni scorsi abbiamo realizzato molti video per gli educatori che raccontano la ricchezza dei libri che abbiamo proposto (e si trovano sul sito www.ioleggoperche.it».




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