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Musk, le cose su Elon Musk che non sapevamo raccontate dal documentario alla Mostra di Venezia

Postato da il 8 Settembre 2026

Il futuro in anticipo

Il cuore del film sta in un meccanismo che si ripete. Musk annuncia un domani che spaccia per presente, e la gente gli crede. Il caso più eclatante è la guida autonoma. Le sue auto vengono presentate come capaci di guidare da sole, mentre andrebbero sorvegliate a ogni istante, e la pubblicità allarga ciò che sanno fare fino a farlo sembrare vero. I morti collegati a quei sistemi superano i sessanta. Il documentario mostra uno di quegli incidenti mortali, con la chiamata ai soccorsi, i filmati della polizia, le telecamere di bordo, e ripercorre come per anni cause e inchieste federali siano state tenute a distanza.

La stessa tecnica di manipolazione riguarda il caso della batteria delle auto. Negli spot bastava un attimo per cambiarla, con la disinvoltura di una pila del telecomando, mentre in realtà è un blocco da quasi mezza tonnellata. E anche i clienti scontenti sono stati ingannati. Chi telefonava per un guasto trovava un call center di persone pagate per rassicurarlo e promettere riparazioni che non esistevano. Stesso schema anche con la promessa di occupare Marte: Musk garantisce che entro vent’anni ci si potrà vivere, in una città capace di mantenersi da sola, e il film obietta che lassù manca l’ossigeno, le radiazioni sono altissime, e non sono problemi che si risolvono così facilmente.

Non un inventore

Il documentario mostra anche il lato più disonesto di Elon Musk. Per esempio, Tesla: associata da sempre al suo nome, in realtà l’azienda di auto non è una sua creatura e la definizione di «fondatore» è una menzogna. L’ha fondata Martin Eberhard nel 2003, e nel film è lo stesso Eberhard a raccontare di essere stato spinto ai margini della storia dell’azienda, fino a lasciare Musk come suo unico volto, il Henry Ford dell’auto elettrica. «Ha un problema di ego», dice, e aggiunge che, tornando indietro, non gli concederebbe più tutto quel potere. Il vero talento di Musk, secondo Gibney, non è inventare ma far lievitare il valore di ciò a cui mette mano; da lì, dai numeri gonfiati, arriva la ricchezza.

Una legione di figli

La parte più inquietante riguarda però il capitolo dei figli. Musk considera il calo delle nascite una guerra da combattere, e agisce di conseguenza. Punta su donne che giudica adatte a farne, le mette incinte e si defila una volta nato il bambino, con contratti che impongono il silenzio. Con la musicista Grimes ne ha avuti tre. Con St. Clair, racconta lei, tutto era partito da quando lui le aveva detto che avrebbe dovuto fare più figli, per poi mandarla a prendere con il jet privato. La prima sera insieme si era addormentato ascoltando un podcast su Kublai Khan, nipote di Gengis e padre di almeno 47 figli. A un certo punto le avrebbe scritto che dovevano avere «una legione di figli prima della guerra civile». I suoi, riconosciuti, sono almeno quattordici. Justine, la prima moglie, è il personaggio più tragico di questa storia. «Le fattrici sono intercambiabili», dice.




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