Suicidio, è la notte che il rischio aumenta. Un’indagine di Telefono Amico mette in luce il disagio fra gli under 35. La neuropsichiatra: «Spesso la sofferenza psichica resta inespressa fino a quando non diventa urgente»
Postato da Redazione Radio WOW il 10 Settembre 2026
Giovani, social e solitudine: una sofferenza che spesso resta invisibile
Side view of young curly red haired woman sitting on the floor and leaning her back on sofa, looking into the distance with sad face. Moment of sadness and worry in the living room of her home.Israel Sebastian
Il problema riguarda in maniera particolare adolescenti e giovani adulti. «Negli ultimi 5 anni stiamo assistendo, tra i giovani, ad un chiaro aumento di manifestazioni di sofferenza psichica correlate alla suicidalità», spiega Michela Gatta, Direttrice dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile dell’Azienda Ospedale-Università di Padova. Tra queste ci sono «disregolazione emotiva, ansia, depressione, autolesionismo, ideazione suicidaria con o senza tentato suicidio e accessi ai servizi». Secondo Gatta, gli accessi per ideazione suicidaria, autolesionismo e tentativi di suicidio sono «in aumento, fino a diventare una delle cause più frequenti di urgenza-emergenza in neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza».
Dietro la sofferenza non c’è una sola spiegazione. Possono entrare in gioco «isolamento, solitudine, conflitti familiari, fragilità emotiva, vissuti traumatici, depressione e ansia, uso disfunzionale dei social, pressione performativa, bullismo e cyberbullismo», osserva la neuropsichiatra. E proprio la dimensione digitale può diventare il luogo in cui un disagio viene espresso prima ancora che nella vita reale. «Molti giovani in questo momento storico parlano prima online che con un adulto e questo può ritardare l’intervento se la rete di prossimità non sa leggere i segnali», spiega Gatta.
I segnali da riconoscere prima che sia troppo tardi
La prevenzione passa anche dalla capacità di chi sta intorno a un ragazzo di accorgersi che qualcosa è cambiato. Non esiste un singolo segnale che permetta di prevedere un comportamento suicidario, ma alcuni cambiamenti persistenti meritano attenzione. Tra quelli indicati dalla neuropsichiatra ci sono «calo del rendimento, irritabilità o tristezza marcate, insonnia, perdita di interessi, verbalizzazioni di autosvalutazione, ritiro sociale, donazione o messa in ordine improvvisa di oggetti personali, autolesioni, abuso di alcol o sostanze e riferimenti diretti o indiretti alla morte come soluzione».
Il punto, sottolinea Gatta, è non liquidare questi cambiamenti come una semplice fase adolescenziale. «Per genitori, insegnanti e coetanei il punto chiave è prendere sul serio ogni cambiamento improvviso, anche quando il ragazzo o la ragazza minimizzano». Chiedere aiuto, soprattutto quando si è giovani, può essere difficile: possono pesare la vergogna, la paura del giudizio, il timore di deludere la famiglia o la convinzione che nessun adulto possa davvero capire. «Il risultato è che la sofferenza psichica resta inespressa/misconosciuta fino a quando non diventa urgente».
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