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La vera eredità di Gloria Steinem

Postato da il 8 Settembre 2026

Da quando è morta Gloria Steinem, sotto le sue fotografie nei post commemorativi si vede spesso la frase secondo cui «una donna senza un uomo è come un pesce senza bicicletta». La frase non era sua, e lei ci teneva a dirlo: quando nel 2000 il Time gliela attribuì, mandò una lettera alla redazione per restituirla a Irina Dunn, la studentessa che nel 1970 l’aveva scritta sulla porta di un bagno dell’università di Sydney.

I necrologi di questi giorni hanno ricordato i suoi gesti clamorosi: l’inchiesta da coniglietta in un club di Playboy nel 1963, la rivista Ms. fondata nel 1972 con Dorothy Pitman Hughes, le copertine, le battute. Lei però, quando le chiedevano da dove venisse il suo femminismo, partiva da una scena meno spettacolare: l’India in cui era arrivata poco più che ventenne nel 1957, e le donne dei villaggi che la sera si riunivano in cerchio per discutere i problemi di tutte. A quei «cerchi di parole» è rimasta fedele per sessant’anni, nelle assemblee, nei viaggi, nei gruppi che incoraggiava a formarsi ovunque andasse.

In Italia quella pratica è arrivata negli anni Settanta con il nome di autocoscienza. Piccoli gruppi di donne si trovavano nelle case, si parlava a turno partendo da sé, senza essere interrotte, del matrimonio, del lavoro, del corpo, e ascoltando le altre ciascuna scopriva che la sua storia non era un’eccezione. Carla Lonzi, che di quei gruppi fu la voce più radicale, capì che l’autocoscienza produceva una forma di conoscenza che la politica tradizionale non sapeva ottenere. E richiedeva tempo, ripetizione, silenzio, una certa sospensione del giudizio. Soprattutto richiedeva che nessuna sapesse già che cosa sarebbe emerso. Se si entra in un cerchio conoscendo in anticipo la risposta corretta, resta soltanto un rituale di conferma.

Oggi ci siamo abituati a pensare che un movimento nasca quando molte persone condividono la stessa opinione. I movimenti più fertili della seconda metà del Novecento spesso facevano il percorso contrario: creavano luoghi nei quali persone che ancora non possedevano un linguaggio comune potevano produrlo insieme.




L’articolo originale La vera eredità di Gloria Steinem lo potete trovare al seguente Link