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Francesca Forcella e il ricordo dell’11 settembre: «Da casa vedevo la colonna di fumo della prima Torre colpita. Il rapporto di Mamdani? Prove di qualcosa che sentivamo da tempo»

Postato da il 11 Settembre 2026

Attack On World Trade CenterEzra Shaw/Getty Images

Al Tg5 disse che rientrava immediatamente dalla maternità e cominciò a cercare i sopravvissuti italiani da intervistare. «Non funzionavano i mezzi, non c’erano taxi, a New York non abbiamo le macchine per uso privato, allora presi una bici dal basement del mio edificio e, con una ruota bucata, andai a intervistare Lucio Caputo».

La città surreale, le vittime e i sopravvissuti

Surreale è il termine che la giornalista, da oltre trent’anni corrispondente dagli Stati Uniti, utilizza per raccontare quello che ha vissuto nei mesi successivi chi abitava a New York. «Tanti amici italiani se ne sono andati quasi subito, non potevano continuare a convivere con quello che era accaduto, a me è stato utile lavorare sette giorni su sette pur avendo due bambini a casa. In questa atmosfera di terrore si è aggiunta la storia del carbonchio, dell’antrace che non era ovviamente collegato direttamente agli attentati dell’11 settembre, ma ha aggiunto paura. Queste lettere con la polvera bianca hanno fatto cinque morti e ferito alcune persone. Arrivavano proprio alle redazioni. Era un’atmosfera di grandissima ansia e incertezza che vivevamo tutti».

Intreccia il suo vissuto personale anche il tema delle vittime, prima di tutto fra i pompieri. «Tutti, tranne uno, di quelli della caserma più vicina a casa nostra sono morti quel giorno. Era una caserma di pompieri giovanissimi, simpaticissimi, che facevano sempre salire i nostri figli sulle autopompe. Con John Ceriello sono rimasta in contatto, ci ho parlato anche di recente. Lui mi dice sempre: “Non vedo l’ora che l’11 finisca perché si ricordano tutti noi in questo giorno. In realtà noi ce l’abbiamo nella mente ogni singolo giorno”. Gina Lippis, un’altra delle sopravvissute con cui sono rimasta in contatto, era proprio l’esempio più calzante della survivor guilt. Raccontava di questi pompieri giovanissimi che salivano e dicevano a loro di uscire dalle Torri. “Andavano verso la morte e noi ci siamo messi in salvo”. Sono rimasta in contatto con la mamma del più giovane dei vigili del fuoco, quello che era ancora nel periodo di prova e che era al primo incendio. Oggi avrebbe 50 anni».

Il no alla retorica del never forget

In queste testimonianze, la prima in particolare, c’è una volontà chiara, quella di non volere nessuna retorica dell’11 settembre, degli eroi ricordati una giornata soltanto, del Paese che si ferma. «L’America non si ferma, non si è fermata mai, soprattutto New York. Gli abitanti di questa città elaborano il lutto in maniera profonda ma non amano esibirlo. L’11 settembre la città funziona come al solito non per menefreghismo ma perché questa è la maniera in cui New York reagì anche allora. Tutta la zona attorno alle Torri Gemelli era una zona da guerra, con una linea di demarcazione fra uptown e downtown che ogni giorno cambiava. Il never forget è vero, è bello, però è anche giusto far seguire alle parole delle azioni che qui negli Stati Uniti, come vediamo da questo rapporto, sono mancate per tantissimi anni».

I documenti sull’inquinamento dell’aria

Il rapporto citato sono le 170 mila pagine di documenti sulla qualità dell’aria pubblicate dal sindaco Mamdani. «Le persone comuni come me, che vivevano a pochi centinaia di metri da quella zona si sono fidate delle autorità. Ricordo questo rapporto dell’EPA, dell’Environment Protection Agency, in cui si diceva di stare tranquilli e che l’aria era a posto. Noi, guardando la cortina di fumo, ma soprattutto respirando quell’aria che odorava di morte, di circuiti bruciati, di un mix che veramente non potevamo identificare, sentivamo che non era sicuro. Il dato nuovo è che adesso ci sono le prove: Mamdani è stato molto attento a non far nomi, però ci sono prove che ci fu una copertura. C’era amianto nei palazzi vicini, che sono crollati, c’era benzene, c’erano metalli pesanti, c’era un mix assolutamente tossico».




L’articolo originale

Francesca Forcella e il ricordo dell’11 settembre: «Da casa vedevo la colonna di fumo della prima Torre colpita. Il rapporto di Mamdani? Prove di qualcosa che sentivamo da tempo»

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