Minori online e sui social? Alberto Pellai: «Sono come una stanza piena di fumo dove se entri hai molte possibilità di intossicarti. Qual è quell’adulto che vorrebbe farti entrare?»
Postato da Redazione Radio WOW il 11 Settembre 2026
Pellai precisa che il digitale non va considerato dannoso in sé, lo è «il possesso a uso personale di uno strumento digitale» connesso a un ambiente che può rapidamente sfuggire alla supervisione di genitori e insegnanti. Secondo l’autore di Esci da quella stanza, scritto insieme a Barbara Tamborini (Mondadori), ritardare l’accesso autonomo diventa quindi essenziale: «È come se un bambino che sa andare in bicicletta venisse portato su un’autostrada a quattro corsie e gli venisse detto di procedere solo sulla corsia d’emergenza mentre a fianco sfrecciano auto e tir che causano spostamenti d’aria». E così quel bambino non è più al sicuro, «eppure siamo noi che ce lo abbiamo messo».
Minori online per noia o per disagio? È la cosa peggiore
A questo punto si arriva a uno dei punti essenziali della questione: fornire alternative per la socializzazione, l’intrattenimento, l’informazione e il benessere dei più piccoli. Durante l’infanzia serve «l’esperienza del gioco libero, destrutturato, in spazi in cui ai bambini sia permesso giocare, fare rumore, stare in relazione con gli altri», conclude Pellai. Agli adolescenti, invece, bisogna dare accesso a «esperienze di animazione, aggregazione, relazione col gruppo di pari, sempre dentro al mondo reale e con la possibilità di allontanarsi (anche fisicamente, nda) dalla comfort zone» rappresentata dai genitori.
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