Naza, il documentario che ha scosso Venezia: dentro il sistema con cui Israele calcola quanti civili uccidere a Gaza con l’AI
Postato da Redazione Radio WOW il 10 Settembre 2026

Li chiamano «Naza», cinico eufemismo per indicare i «danni collaterali» dei bombardamenti dell’esercito israeliano su Gaza. Dietro quell’acronimo militare e burocratico si nascondono però esseri umani, le migliaia di civili uccisi dall’indomani del 7 ottobre a oggi, si stimano 73mila persone. Alla fine della proiezione stampa di Naza, sulla Sala Grande della Mostra del cinema di Venezia è calato un silenzio insolito. Una reazione di shock di fronte alle immagini del documentario degli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szorè e prodotto dal Guardian, che hanno raccolto le testimonianze di una 24 persone tra ufficiali dell’esercito israeliano ed esperti d’intelligence che documentano il sistema di uccisione di massa dei palestinesi attraverso un sofisticato sistema di mappatura e sorveglianza capillare sviluppato dall’AI.
Il film è nel concorso ufficiale di Venezia 83, lo stesso che un anno fa accolse La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania con 23 minuti di applausi in piedi e il Leone d’Argento. Là si ascoltava la voce vera di una bambina di cinque anni che chiamava la Mezzaluna Rossa mentre le sparavano addosso. Qui si ascolta chi quelle telefonate le intercettava. In Italia uscirà con I Wonder, come l’anno scorso il film di Ben Hania. Abraham e Szor sono la metà israeliana dei quattro registi di No Other Land, l’Oscar 2025 con Basel Adra e Hamdan Ballal. Stavolta hanno lavorato da soli, perché era l’unico modo in cui questo film poteva esistere.
Le interviste sono state girate nell’arco di tre anni, di notte, sui tetti di Tel Aviv. I testimoni compaiono di profilo, con il volto oscurato e la voce alterata dall’AI. Qualcuno prende un blocco e disegna, per far capire come si esegue un ordine. Intanto la città sotto continua a vivere, e dalle finestre si vedono persone che guardano la tv, cucinano, spengono la luce. Gaza è a 60 chilometri. Da uffici come quelli, alcuni di loro guidavano i droni.
«Naza» è un’unità di misura. Prima di un raid l’intelligence stabilisce quante vite civili può spendere. Una ventina per un bersaglio di basso rango, fino a dieci volte tanto per uno importante. Un palazzo può valerne cinquanta. Dire «200 naza» invece di «200 civili uccisi» riduce la disumanizzazione a quattro lettere. Un software chiamato Lavender incrocia i dati dei telefoni e produce liste di migliaia di nomi, con un margine d’errore messo in preventivo. Un altro programma, «Where’s Daddy?», «Dov’è papà?», ascolta il telefono di un bambino per sapere quando il padre rientra e colpisce allora, di notte, nel letto. Un dirigente di Hamas può costare una famiglia con sei figli. Chi dovrebbe convalidare il bersaglio ci mette pochi secondi. Eppure sentono tutto, prima e dopo l’esplosione. «Ti senti Dio, perché ascolti ogni cosa che dicono», racconta uno. Un altro, a proposito di una dodicenne: «Le entri nel telefono, e poi la uccidi».
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