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Bunker, il nuovo film di Javier Bardem e Penélope Cruz che racconta l’ultima ossessione dei miliardari tech

Postato da il 10 Settembre 2026

Penélope Cruz e Javier Bardem hanno presentato alla Mostra del Cinema di Venezia Bunker, il nuovo film di Florian Zeller, in cui una delle coppie più famose di Hollywood ne interpreta un’altra nella finzione. Una relazione che entra in crisi quando il personaggio di Bardem, un architetto di grande fama, riceve un incarico moralmente discutibile: costruire un «bunker dell’apocalisse» segreto per un miliardario del mondo tecnologico, interpretato da Paul Dano.

Quella di Bunker è una sceneggiatura che Zeller ha scritto appositamente per Cruz e Bardem, ma che trova un forte riscontro nel mondo reale: in particolare, nell’ossessione dei miliardari per la sopravvivenza a tutti i costi. Nel 2017, Reid Hoffman raccontava al New Yorker «che circa il 50%» degli ultra-ricchi della Silicon Valley aveva avviato un progetto per costruire un rifugio blindato. L’affermazione di Hoffman, una delle persone più influenti tra i techbro degli Stati Uniti (oltre a essere il co-fondatore di LinkedIn, è stato dirigente di PayPal ai tempi di Peter Thiel ed Elon Musk, nonché investitore in decine di aziende come Meta e Anthropic attraverso il suo fondo, Greylock Partners), non solo suona credibile, ma trova da tempo continue conferme. Esistono infatti aziende specializzate nella costruzione di bunker che promettono un futuro garantito ai loro clienti, ma anche miliardari come Mark Zuckerberg che hanno seguito la tendenza costruendo misteriosi complessi autosufficienti in grado di ospitare un centinaio di persone (nel caso del capo di Meta, spacciandolo per un eccentrico ranch su un’isola delle Hawaii).

Sam Altman, l’amministratore delegato di OpenAI, ha negato di possedere un bunker, ammettendo però di disporre di «un seminterrato in cemento armato», sottolineando che «non è per l’AI, ma perché viviamo in un mondo in cui c’è di nuovo gente che sgancia bombe». Un ragionamento simile a quello che Hoffman aveva raccontato sul New Yorker parlando dei suoi colleghi. «La decisione [di comprarsi un bunker] va di pari passo con quella di comprarsi una casa per le vacanze (…) Credo che in questo modo le persone possano dire: “Adesso ho qualcosa che mi protegge da questa cosa che mi fa paura”».

Quel che è certo è che questi miliardari stanno acquistando ingenti appezzamenti di terra per realizzare i propri piani (come il nuovo complesso in Argentina di Peter Thiel) oppure si danno al recupero delle vecchie strutture della Guerra Fredda: tanto la rete di bunker degli Stati Uniti quanto le strutture agognate da molti dei colleghi di Hoffman devono la loro origine a un altro scenario apocalittico, quello dello spauracchio nucleare.




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