Vanessa Scalera e il «ruolo della vita» nel Fuoco che ti porti dentro: «Non sono madre e ho avuto una mamma molto diversa da Angela. Per interpretarla ho dovuto immaginare tutto»
Postato da Redazione Radio WOW il 10 Settembre 2026

Vanessa Scalera entra in scena e si prende il film. Frigge, insulta, fuma, provoca, umilia, occupa ogni stanza come se fosse sempre stata sua. E quando arriva il momento di occuparsi di un cappone da uccidere, anche quello diventa parte del suo modo di stare al mondo: rumoroso, fisico, eccessivo. Nel – bellissimo – Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, interpreta Angela, una madre napoletana ingombrante e feroce, capace di amare e ferire nello stesso gesto.
È un ruolo che Scalera ha già definito senza troppi giri di parole: «Potrebbe essere il ruolo della vita». Poi precisa, quasi per scaramanzia: «Non mi piace dirlo perché sembra una visione finale della vita o della carriera. Però potrebbe essere considerato il ruolo della vita». E aggiunge: «Angela è un gioco meraviglioso per un’attrice. Quando ti danno una cosa così ti senti come una che entra in campo e fa gol. È un fremito di gioia, perché sono occasioni rarissime».
Il personaggio arriva dal romanzo omonimo di Antonio Franchini, ispirato alla madre dello scrittore. L’incipit è già una dichiarazione di guerra: «Mia madre puzza». Una frase che, raccontano gli sceneggiatori, Ilaria Macchia e Francesco Piccolo, poneva immediatamente un problema cinematografico: come si porta un odore sullo schermo? «Non volevamo soltanto far capire che questa madre puzza, volevamo che quella puzza passasse dallo schermo». Da qui i fumi della cucina, il cibo, i corpi, le stanze sature, tutto ciò che nel film rende Angela quasi una presenza prima ancora che un personaggio.
De Angelis racconta di aver pensato subito a Scalera: «Quando ho letto questo libro ho subito pensato a Vanessa. È un personaggio che qualsiasi attrice vorrebbe fare, ma non sono molte le attrici che possono fare Angela». E ricorda anche la telefonata con cui le propose il progetto: «Le ho detto: “Guarda, c’è questo libro. Non ti devi preoccupare perché comincia dicendo “Mia madre mi puzza”, però vai oltre la prima pagina”».
Angela è una madre che non somiglia quasi mai all’idea rassicurante di maternità: «È una madre non madre, quasi sprovvista di empatia», racconta Scalera. «Io l’ho dovuta immaginare, perché non sono madre. E sono figlia di una mamma molto diversa». Nel film deride i figli, li mette in difficoltà, li tiene legati a sé attraverso una miscela di dipendenza, crudeltà e bisogno. Ma non è un (solo) un mostro: c’è la fragilità, e soprattutto quel legame col figlio Antonio che continua a esistere nonostante tutto.
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