The Color of the Sun: un esordio potente sull’adolescenza, il desiderio e l’America a Okinawa
Postato da Redazione Radio WOW il 9 Settembre 2026

Kamei, intanto, vuole andarsene. Non sa bene dove né per fare cosa, ma l’isola gli sta stretta. Colin, al contrario, sembra disposto a restarci per sempre. È americano, viene da quella comunità militare che una parte degli abitanti continua a considerare estranea eppure è lui, tra i due, quello che sembra avere meno dubbi sul posto che vorrebbe chiamare casa.
C’è poi il padre morto di Kamei. Ne restano delle registrazioni su un dittafono, appunti scientifici che il ragazzo continua ad ascoltare e ai quali finisce quasi per rispondere. La voce del padre entra così nelle giornate insieme alle cicale, al mare, alla musica e ai motori militari, mentre Kamei cerca negli altri risposte che non riesce a formulare neppure per sé.
Anche formalmente il film ha una sicurezza poco comune per un esordio. Tera viene dalla fotografia e The Color of the Sun lo dichiara fin dalle prime immagini. È girato in 35 mm da Sayombhu Mukdeeprom, il direttore della fotografia di Call Me by Your Name di Luca Guadagnino e di Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti di Apichatpong Weerasethakul. Qui la pellicola è essenziale, e Okinawa non è mai una cartolina.
E poi ci sono i colori. Kamei è daltonico e confonde il blu con il giallo. Il titolo passa anche da questa anomalia dello sguardo: il colore del cielo e quello del sole possono scambiarsi posto, e due persone davanti alla stessa cosa non è detto che vedano davvero la stessa cosa. Il suono completa questo lavoro. Alle registrazioni del padre si mescolano uccelli, insetti, karaoke, musica, e soprattutto gli aerei.
Dietro The Color of the Sun c’è una produzione altrettanto internazionale: la canadese Les Films Twin Brains di Janie Chartier, l’italiana Mia Film di Stella Rossa Savino, Wise Pictures di Antonio Miyakawa, Shogen e bb² di Jeremy O. Harris. Harris è il nome più noto: drammaturgo americano esploso con Slave Play, poi co-sceneggiatore di Zola e coinvolto in Euphoria, ha progressivamente allargato il proprio lavoro dalla scrittura alla produzione. Qui accompagna un esordio che, pur lontano dal suo teatro, lavora su temi che attraversano anche il suo percorso: identità, desiderio, gerarchie, ciò che la storia lascia dentro i rapporti personali.
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