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Da Musk ad Altman, a Venezia il nuovo cattivo del cinema è il miliardario tech

Postato da il 9 Settembre 2026

Il cinema ha detto basta alla Silicon Valley. A Venezia, in un solo giorno, tre produzioni internazionali si sono scagliate con forza, dovizia di dettagli e soprattutto con una critica assai feroce contro i miliardari tech dalla California. In ordine di apparizione. Il primo lungometraggio ad aprire il fuoco incrociato è Bunker, del francese Florian Zeller con protagonisti Javier Bardem e Penelope Cruz. Per secondo è arrivato Musk, di Alex Gibney, un documentario di quattro ore fitte fitte di accuse senza sosta alla persona e alla storia imprenditoriale di Elon Musk. Il terzo, pubblicato sui social in serata, è il trailer di Artificial, film di Luca Guadagnino (presente alla rassegna con il suo documentario su Bernardo Bertolucci) sulla storia della nascita di Open AI, con un ritratto di Sam Altman che farà molto, molto discutere. Come un’opera orchestrata in tre atti, le tre pellicole trattano lo stesso argomento e la stessa critica in tre modi diversi ma complementari.

In Bunker, Javer Bardem è un architetto pluripremiato che riceve la commessa di costruire un bunker alle isole Hawaii per conto di un billionario tech che potrebbe somigliare a Mark Zuckerberg. I suoi dubbi e soprattutto quelli della moglie mettono i bastoni tra le ruote alla decisione di accettare un compenso milionario ben sopra gli standard. Non voglio svelarvi molto di più di un film perfettamente costruito per farci capire fino in fondo e ancora di più il populismo dilagante, la crescente differenza tra ultra ricchi e tutto il resto del mondo e l’attacco alla democrazie che vediamo crescere giorno dopo giorno attraverso le vicissitudini di una coppia in crisi. Una frase, su tutte, descrive bene il film: «voglio costruire finestre, non buchi», pronuncerà uno dei protagonisti, ribaltando la visuale del film e consegnandoci il feroce messaggio di critica alla Silicon Valley.

Sono andato a vedere Musk, il documentario di quattro ore di Alex Gibney, convinto che avrei lasciato la sala dopo le prime due. In realtà, sono rimasto incollato alla poltrona fino all’ultimo fotogramma prima dei titoli di coda. Con dovizia di particolari, testimonianze esclusive di alcune ex mogli di Elon Musk e un susseguirsi di capitoli divisi per temi e per avventure dell’imprenditore di Tesla e Space X, la pellicola fa letteralmente a pezzi la narrazione ufficiale che tutti pensiamo di conoscere. L’ego deflagrante, il sistema denigratorio, la costante manipolazione dell’opinione pubblica, i contratti di riservatezza usati come armi di ricatto e di propaganda, le avventure politiche scelte per raccogliere dati: si esce dalla visione di queste quattro ore con un peso sullo stomaco e una consapevolezza che ti fa guardare, da un altro punto di vista, venti anni di storia e soprattutto come e perché questi due decenni ci hanno portato fino a qui.




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