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Quello di Giulia De Lellis sul red carpet della Mostra del cinema di Venezia sembra un abito fatto coi centrini della nonna? No, lo è proprio

Postato da il 5 Settembre 2026

Una trasformazione che, per Giulia De Lellis, racconta anche un modo diverso di intendere l’upcycling. Non solo recuperare qualcosa che già esiste per dargli una seconda vita, ma conservarne anche la storia e il valore che si porta dietro. «Per me questo è il significato più bello e profondo dell’upcycling: non semplicemente riutilizzare qualcosa, ma riscoprirne il valore, preservarne la storia e permetterle di continuare a vivere in una nuova forma», ha spiegato su Instagram.

Giulia De Lellis a Venezia, 2026.

Earl Gibson III/Getty Images

In fondo, non è forse questo il bello del riuso? Sui red carpet siamo ormai abituati a vedere abiti d’archivio, pezzi vintage riportati alla luce e creazioni del passato che tornano a vivere addosso a qualcuno di nuovo. Ma a volte recuperare qualcosa può voler dire anche altro.

Può voler dire partire da un oggetto molto più semplice, che magari non ha una firma importante né una storia da passerella, ma ne ha una tutta sua. E forse è proprio questo che rende questo vestito di Giulia De Lellis così speciale: quei centrini non arrivano da un archivio di moda, ma da un vero e proprio archivio di famiglia. E certe storie vale la pena continuare a indossarle.




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