La città dei vivi a Venezia, Nicola Lagioia: «Ci conviene pensare che gli assassini siano mostri, purtroppo sono umani»
Postato da Redazione Radio WOW il 5 Settembre 2026

Di Luca Varani abbiamo saputo soprattutto come è morto. Aveva 23 anni quando, nel marzo del 2016, venne torturato e ucciso a Roma da Manuel Foffo e Marco Prato, dopo che i due avevano trascorso giorni chiusi in un appartamento tra alcol e cocaina. Un delitto senza un movente comprensibile, diventato uno dei casi di cronaca nera più discussi degli ultimi anni e poi il centro di La città dei vivi, il famosissimo libro di Nicola Lagioia.
Dieci anni dopo, La città dei vivi diventa un film. Lo dirige Edoardo Gabbriellini, è stato presentato nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia e arriverà nelle sale il 1° ottobre con Eagle Pictures. Ma rispetto al libro compie una scelta precisa: sposta lo sguardo dai carnefici alla vittima. «Dopo la complessità e la profondità dell’affresco che fa Nicola nel libro, abbiamo pensato che il modo migliore fosse cercare un fuoco più stretto e intimo, per dar respiro e dignità alla storia, alla vittima», spiega Gabbriellini. L’idea è quella di un «racconto di formazione interrotto da un destino tragico»: Luca prima che il suo nome diventasse quello di una vittima.
A interpretarlo è il bravissimo Emanuele Maria Di Stefano. Gaia Merlonghi è Marta Gaia Sebastiani, la sua fidanzata, mentre Valerio Mastandrea e Simona Senzacqua interpretano i genitori di Luca. Il film segue la sua quotidianità, gli affetti, le contraddizioni, la ricerca ancora confusa di un posto nel mondo. E lascia Foffo e Prato quasi fuori campo.
È proprio questo ribaltamento a interessare Lagioia: «Io racconto la storia soprattutto dal punto di vista dei due assassini, Marco Prato e Manuel Foffo. Edoardo si concentra sulla vita di Luca Varani e di Marta Gaia Sebastiani, la sua fidanzata». E aggiunge: «Cambiare il punto di vista non significa cambiare i fatti di cui è composta una storia, ma significa illuminarla in maniera diversa».
Perché il problema, spiega lo scrittore, è che Luca Varani è rimasto nella memoria pubblica quasi esclusivamente attraverso la propria morte. «È uno di cui noi abbiamo saputo soltanto per il fatto che è stato ammazzato in quel modo lì. E quindi il rischio, dal punto di vista narrativo, è che la sua vita fosse totalmente riassunta nella sua morte».
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