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Nico Caiazza, il generale che ha scelto la gentilezza: «Quando sono diventato ufficiale, ho capito che avrei potuto scegliere che tipo di comandante essere. Sono sempre stato dalla parte del più debole»

Postato da il 10 Settembre 2026

Lei dice una cosa molto forte: «Lo Stato mi aveva affidato delle persone». Che cosa significa, per un militare, sentire il proprio ruolo come un servizio?«Significa capire che il potere senza responsabilità non ha valore.«Sempre. Nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan sentivo di avere una “missione nella missione”. Dovevo svolgere il mio compito, naturalmente, ma cercavo di curare le relazioni con i colleghi, con i superiori, con i dipendenti e soprattutto con i civili. Sono sempre stato dalla parte del più debole«Sì. Avevo instaurato rapporti umani con molte persone. E questo, in quel contesto, veniva visto con sospetto. Ebbi anche una discussione molto forte con un sacerdote proprio per questo. Mi faceva arrabbiare profondamente l’atteggiamento di superiorità, la chiusura di chi avrebbe dovuto promuovere la pace e l’unione tra gli esseri umani. Io non riuscivo a vedere prima il musulmano, il cristiano, il militare o il civile. Vedevo una persona«Perché avevo capito che anche lui era stato un maestro.«Sono due cose completamente diverse. Perdonare non significa giustificare, non significa dire che quello che è stato fatto andava bene, ma smettere di permettere a quella ferita di continuare a governare la tua vita».




L’articolo originale Nico Caiazza, il generale che ha scelto la gentilezza: «Quando sono diventato ufficiale, ho capito che avrei potuto scegliere che tipo di comandante essere. Sono sempre stato dalla parte del più debole» lo potete trovare al seguente Link