George Clooney: «Nessuno ride, nessuno piange in lingue diverse, sogniamo tutti allo stesso modo: per questo è difficile credere che siamo così diversi»
Postato da Redazione Radio WOW il 2 Settembre 2026
Il discorso comincia con l’altra battuta: «Quando ti dicono che riceverai un premio alla carriera, pensi due cose. La prima: che onore incredibile. La seconda: forse sanno qualcosa che io non so? Magari hanno parlato con i miei medici?». Poi prende una piega diversa. Quarantacinque anni di lavoro, dice Clooney, non sono una carriera ma «una serie di casi fortuiti». E poi: «nessuno arriva lontano da solo».
La parte politica del discorso arriva subito dopo: «Stiamo vivendo un momento in cui chi detiene il potere ci dice di temerci l’un l’altro, ma noi sappiamo che non è così». I primi che gli autoritari provano a mettere a tacere, ricorda, non sono i politici: sono i giornalisti che fanno le domande, gli artisti che rifiutano le risposte semplici, i registi, gli scrittori, gli attori, i musicisti. Le storie «sono sempre pericolose per chi specula sulla paura», e «chi ha paura dei libri, della musica e delle storie non è mai l’eroe della storia». «I film non fermano le guerre. Non riducono l’inflazione. Non risolvono le elezioni». Fanno però «qualcosa di straordinario: ci ricordano che uno sconosciuto non è mai uno sconosciuto, e che potrebbe semplicemente essere l’eroe della storia di qualcun altro». E poi: «Se riusciamo ancora a sederci insieme al buio e a preoccuparci per persone che non abbiamo mai incontrato, allora penso che ce la caveremo». Per questo, conclude, un festival come questo conta: «Uno dei pochi luoghi rimasti in cui persone provenienti da ogni Paese si siedono nella stessa sala e trascorrono due ore guardando il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro». Perché «nessuno ride, nessuno piange in lingue diverse, sogniamo allo stesso modo e i genitori si preoccupano allo stesso modo. Per questo è difficile credere che tutti siamo diversi come ci dicono».
A introdurlo, poco prima, era stata Laura Dern, amica prima che collega. Racconta di un uomo che «quando il regista dice azione si trasforma nel personaggio», e allora anche chi gli è accanto diventa un attore migliore, perché lavora accanto «a un maestro che tiene d’occhio tutti i reparti». Lo definisce «l’amico più incredibile che si possa desiderare», ma anche l’«animatore del campo estivo» che ogni giorno ricorda a chi lavora con lui che fare cinema è un privilegio. Nella laudatio, l’attrice legge anche i pensieri di Steven Soderbergh, Alexander Payne, Noah Baumbach e Brad Pitt.
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