Funerali di Lorena Isceri, il parroco: «Amore non è possesso, l’altro non ci appartiene»
Postato da Redazione Radio WOW il 9 Settembre 2026

«La prima cosa che possiamo fare, e la stiamo facendo, è esserci. Siamo qui, siamo in tanti. Non soltanto perché conoscevamo Lorena, perché le volevamo bene, perché siamo suoi amici, parenti, conoscenti. Siamo qui anche perché vorremmo, se fosse possibile, prenderci un pezzo del dolore di questa famiglia». Don Vanni Bisconti ha pronunciato queste parole durante i funerali di Lorena Isceri, uccisa dall’ex compagno la scorsa settimana, gettata da un cavalcavia quando ancora era viva, dopo essere stata rapita e chiusa nel bagagliaio dell’auto. L’uomo si è tolto la vita gettandosi dallo stesso viadotto Lora nonostante gli agenti abbiano tentato di fermarlo.
Pe esequie si sono tenute a Squinzano, in provincia di Lecce. La 46enne, che viveva a Firenze, aveva origini pugliesi. Il parroco ha continuato: «Vorremmo togliere almeno una parte di quella sofferenza a mamma, a papà, a suo fratello. Vorremmo potervi dire “non siete soli”. Questo dolore non dovete portarlo tutto da soli. Possiamo piangere insieme. Possiamo pregare insieme e facciamo almeno nostra un poco questa vostra immensa straziante sofferenza».
«C’è una differenza abissale tra l’amore e il possesso, tra l’amore e il controllo, tra l’amore e la gelosia, tra l’amore e la pretesa, tra l’amore e il diritto di decidere della vita di un altro. E dobbiamo dirlo con chiarezza, soprattutto ai giovani: se una persona ti dice no, quel no va rispettato. Se una persona decide di non continuare una relazione non ti sta togliendo qualcosa che ti appartiene. Perché l’altro non ci appartiene. La persona che amiamo non è proprietà nostra non è un oggetto che possiamo possedere. Non è qualcuno che deve rimanere con noi semplicemente perché noi lo vogliamo, perché io ho deciso così».
Don Vanni Bisconti ha sottolineato che non si può liquidare l’accaduto come il gesto di un folle e chiamato in causa la società. «Come adulti, come educatori, come genitori, come scuola, come pezzi di comunicazione, di chiesa, dobbiamo avere il coraggio di domandarci quale idea dell’amore stiamo infondendo nei nostri ragazzi e nelle nostre ragazze. Non possiamo far finta che, intorno ai nostri ragazzi, che poi diventano giovani e poi diventano uomini, non stiano circolando dei messaggi che mischiano tra loro amore e possesso, gioia e gelosia, passione, controllo, interesse, dipendenza e affetto e diventato un tutt’uno. E quando certi messaggi diventano mentalità possono indurre sofferenze devastanti».
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