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Essere ragazze oggi: la lezione di Dolly Parton

Postato da il 5 Settembre 2026

Parton è stata inevitabilmente il suo corpo, la sua immagina caricaturale, la sua estetica eccessiva e, per questo motivo, nel corso della sua carriera è diventata spesso bersaglio di critiche feroci che hanno investito il suo corpo e la sua persona. La femminilità non è una prigione a meno che non lasci che siano gli altri a definirla per te” disse in una intervista televisiva diventata ormai celebre per parlare dell’importanza dell’autodeterminazione femminile, di come i corpi delle donne vengono giudicati e trattati dalla società e della libertà di potersi mostrare libere dai condizionamenti sociali. Un grande messaggio femminista nonostante lei non si sia mai dichiarata tale. Del resto, apparteneva a quella generazione per cui il femminismo rappresentava una etichetta da tenere lontana con una connotazione politica negativa che serviva più ad allontanare che ad unire. Si tratta di una fase particolare nella storia dei femminismi che ha fatto seguito al grande fermento politico e sociale delle rivendicazioni degli anni ’70. Eppure, nelle sue parole, intenzioni ed esempi, c’è sempre stato l’interesse per le istanze femministe, la liberazione dei corpi, la rivendicazione sessuale; al di là delle definizioni, nei fatti e nella pratica Dolly Parton è stata una femminista d’avanguardia anche molto attenta alle rivendicazioni dei movimenti queer di cui si è fatta paladina di molte battaglie. Ecco che l’artificio della sua estetica patinata, glitterata, smarginata, incarnava un preciso intento politico: rappresentare carnalmente chi rimaneva ai margini, dello spettacolo, del sistema, della società.

Mi chiedo: cosa ne è oggi dell’estetica dell’iper-femminilità? Si porta ancora dietro lo stigma sociale del disvalore, del valere meno in quanto robe da femmine? Ci troviamo in una nuova fase della storia in cui non facciamo fatica a definirci femministe, abbiamo facilmente accesso a più informazioni rispetto al passato, abbiamo molta più consapevolezza e le giovani sono più informate di quanto lo fossi io 20 anni fa; nella fase in cui il femminismo è diventato anche un brand, l’industria estetica ha raggiunto nuovi livelli di sviluppo mentre il mondo della rappresentazione offre molteplici modelli di femminilità, però, viviamo la contraddizione di soffocare la nostra iper-femminilità nella sua essenza più profonda, rinnegando pubblicamente il nostro essere donne soprattutto per fare carriere e affermarci in ruoli di potere. Del resto, in questo la politica delle democrazie occidentali sta dettando una linea precisa con le donne di destra costrette a seguire le orme calcate dagli uomini (del linguaggio, della politica e persino della moda) per poter ritagliarsi la possibilità di un fazzoletto di potere. Si tratta di una vecchia storia già conosciuta negli anni ’80, soffocare la femminilità per poter riuscire ad affermarci.

Recentemente, Amazon Prime ha prodotto Elle, la serie Tv ispirata ad Elle Woods, il personaggio interpretato da Reese Witherspoon protagonista di Legally Blonde (La rivincita delle Bionde), la commedia ormai cult del 2001. La nuova serie si rivolge ad un pubblico chiaramente adolescenziale e ruota attorno ad Elle adolescente alle prese con un liceo conformista di Seattle mentre cerca di integrarsi nonostante la sua estetica connotata: bionda, molto rosa e molto glitterata. Ho pensato che in fondo fosse un modo intelligente e anche ben riuscito per recuperare un personaggio degli anni 2000 e presentarlo alle preadolescenti di questi anni ’20 per lanciare loro il messaggio di non avere paura di conquistare la loro femminilità e di non vergognarsi del loro essere ragazze, anche se tutto il mondo intorno, molto maschile e molto grigio, ci costringe a rispondere a dei ruoli precisi. Elle Woods e Dolly Parton hanno in comune la tendenza di sperimentare modi alternativi di costruire la propria identità, senza vergognarsi di essere discriminate perché troppo bionde. è una questione di sensibilità. Del resto lo diceva anche Susan Sontag, una delle più grandi intellettuali del ‘900, nel saggio del 1964 Note sul Camp quando definiva il camp proprio come una sensibilità basata sull’amore per l’innaturale, l’artificio, l’esagerazione.

Sono convinta che sia l’amore eccessivo per il rosa di Elle Woods che le caricature di Dolly Parton incarnino il senso più profondo del camp. Una sensibilità politica di cui abbiamo disperatamente bisogno e un messaggio: essere ragazze è bello.

Ricordiamocelo.




L’articolo originale Essere ragazze oggi: la lezione di Dolly Parton lo potete trovare al seguente Link