Ebola, Martina Marchiò coordinatrice in Congo di Medici senza Frontiere: «Qui vediamo un’epidemia che cresce a una velocità preoccupante. Il personale sanitario sta lavorando sotto una pressione enorme. C’è un grande rischio di sottovalutazione»
Postato da Redazione Radio WOW il 5 Settembre 2026

Tra gli operatori presenti sui territori più difficili da raggiungere, come l’area di Bambu, c’è la dottoressa Martina Marchiò«Quest’epidemia di Ebola rientra in un contesto già estremamente fragile, segnato da conflitti, spostamenti della popolazione e difficoltà di accesso ai servizi sanitari. La combinazione di questi fattori sta rendendo la risposta molto più complessa: non si tratta soltanto di curare i pazienti, ma di riuscire a individuarli rapidamente, seguirne i contatti, garantire diagnosi e isolamento«In questo momento sono nella zona di Bambu, in Ituri, in una delle aree più remote in cui stiamo cercando di portare la risposta all’epidemia. Sono qui come responsabile medica, questo significa coordinamento, assistenza clinica al bisogno, analisi epidemiologia, sorveglianza, formazione, gestione del centro Ebola e della strategia a 360 gradi in collaborazione con il Ministero della Salute. Lavorare qui significa adattarsi continuamente alle condizioni sul terreno. Le distanze, le strade, la sicurezza e la difficoltà nel raggiungere alcune comunità fanno sì che anche un intervento apparentemente semplice possa diventare molto complesso».«L’intervento di Medici Senza Frontiere in Repubblica Democratica del Congo coinvolge oltre 1.400 persone direttamente impegnate nella risposta all’epidemia, che lavorano insieme alle équipe del Ministero della Salute. Nel complesso, la risposta coinvolge migliaia di operatori sanitari e di supporto. Ma il problema non si risolve semplicemente aumentando il numero delle persone«La differenza principale è il virus responsabile: questa epidemia è provocata dal Bundibugyo virus, molto meno studiato e conosciuto rispetto al virus Ebola Zaire e per il quale non abbiamo ancora un vaccino o un trattamento specificamente approvati. Questo cambia profondamente la risposta. Gli strumenti che avevano fatto la differenza nelle precedenti epidemie di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo erano stati sviluppati per un’altra specie del virus e non sono automaticamente utilizzabili contro il Bundibugyo. Ci sono però studi e sperimentazioni in corso. Ma c’è un’altra differenza fondamentale: questa epidemia sta crescendo molto rapidamente e si sta sviluppando in un territorio enorme, in un contesto di conflitto e di forte fragilità del sistema sanitario. Questo rende molto più difficile spezzare le catene di trasmissione».
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