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Susan Sarandon: «Ci sono ancora film che non mi vengono proposti per le mie posizioni contro la politica israeliana. Le accuse di antisemitismo a Mark Ruffalo? Strumentali. Bertolucci sarebbe felice di Echo Chamber»

Postato da il 6 Settembre 2026

Ma torniamo a Echo Chamber

Di sicuro, Sarandon se l’è cavata magnificamente nel film di Pallaoro, in concorso in questa 83esima Mostra del Cinema di Venezia. È Ava May, una vecchia gloria della musica che torna sulla scene. Sì, Susan canta e non lo faceva dai tempi di Rocky Horror Picture Show. «La mia protagonista è in un momento particolare e interessante della sua vita. È una sopravvissuta. Dopo aver perduto il compagno di tanti anni, si trova ad entrare da sola praticamente in un mondo nuovo».

E nel nuovo mondo, ci sono Leo, ovvero Luca Marinelli, e Anne, interpreta da Alicia Vikander. Lui è il produttore musicale di Ava, devastato dai dolori alla schiena, e si innamora di lei, fisioterapista che sa come far tacere il male. Tutto avviene in un appartamento, che viene da credere si trovi a Londra: è lì che si consuma un amore tra dipendenza e controllo ed lì che la musica è una seconda chance.

In realtà Bernardo Bertolucci aveva in testa di raccontare la storia di un uomo e di una donna che abitano nella stessa casa, ma non si incrociano mai. Ne aveva parlato con Ludovica Rampoldi e Ilaria Bernardini. Avevano lavorato per mesi, per anni alla sceneggiatura, prendendo strade poi scartate fino a quella giusta e l’avevano mandata a tradurre. Era l’ottobre del 2018. Il mese dopo, la mattina della morte del regista, è arrivata la traduzione. Il copione è rimasto orfano per un bel po’. Poi, è finito nelle mani di Andrea Pallaoro, che l’ha sentito affine ed è riuscito a girare un film estremamente personale pur non appartenendogli fin dall’inizio. «Ho percepito subito che ci fossero delle tematiche a me molto vicine, come l’identità della coppia e soprattutto le diverse sfumature in una relazione d’amore: la dipendenza, a volte il bisogno di controllo o di prendersi cura dell’altro».

Susan Sarandon ha conosciuto Bertolucci: «Sono stata con Louis Malle ed erano ottimi amici. Ma l’avevo incontrato prima, nel senso che avevo visto Il conformista, che per me ha significato tantissimo, mi ha fatto capire quanto si potesse fare un cinema diverso. Bernardo era una persona divertente, non è che lo venerassi, e penso che di questa cosa sarebbe contento. Sì, lui aveva questo profondo senso dell’umorismo, ma anche un’aurea di mistero. Credo che sarebbe felice di come sia venuto il film, che è appunto una sorta di continuazione del Conformista».

Per Marinelli l’aspetto meraviglioso di Echo Chamber è «che non spiega, ma lascia vivere. È stato molto bello per me non avere troppe informazioni e poter trovare una rotta con pochi punti cardinali. Ed è stato un onore aver lavorato con questo gruppo di artiste e artisti impressionante, tanto da sentirmi quello sbagliato. Mi viene sempre in mente, pensando ai momenti in cui recitavo con Susan, un testo di Eduardo De Filippo, del quale non mi ricordo il nome, dove uno dei personaggi dice: “Ho mancato la battuta per ascoltarti”. Mi capitava delle volte – magari Andrea non se n’è mai accorto – di perdermi nei processi delle mie colleghe».




L’articolo originale Susan Sarandon: «Ci sono ancora film che non mi vengono proposti per le mie posizioni contro la politica israeliana. Le accuse di antisemitismo a Mark Ruffalo? Strumentali. Bertolucci sarebbe felice di Echo Chamber» lo potete trovare al seguente Link