Dentro l’amfAR Gala di Venezia: Marina Abramović mette all’asta il proprio tempo, Pamela Anderson parla di malattia e stigma, in una notte da 2,5 milioni di dollari
Postato da Redazione Radio WOW il 7 Settembre 2026
Siamo all’Hilton Molino Stucky, alla Giudecca, la sera del 6 settembre. Il gala veneziano di amfAR – la raccolta fondi che ogni settembre affianca la Mostra per sostenere la ricerca sull’HIV e, oggi, un campo più largo che va dal cancro alle malattie autoimmuni fino all’accesso alle cure – è uno dei rituali più glamour e attesi della stagione. I water taxi arrivano uno dietro l’altro al pontile, scaricano smoking, abiti da sera, tacchi che a Venezia richiedono sempre una certa dose di ottimismo. All’interno, prima ancora di entrare nella grande sala, sono già esposti i lotti che finiranno all’asta, tra gli altri: un Flowers di Andy Warhol del 1974, Raquel Welch fotografata da Terry O’Neill nel 1970, un’opera di Mr Brainwash e, su uno schermo sottilissimo, Slow Walking, la performance-avatar di Abramović che procede in loop.
Poi, poco distante, la sala. Lampadari a corolla, il soffitto illuminato a tratti oro e rosso, grandi composizioni di fiori, centinaia di candele. E gli ospiti raccontano bene quella particolare geografia dei gala internazionali, dove cinema, moda, arte e grandi patrimoni finiscono naturalmente nella stessa sala: Pamela Anderson e Marina Abramović, le due premiate della serata, Taika Waititi, Bebe Rexha, Mimi Webb e Orlando Bloom. E poi Caroline Scheufele, Maria Bakalova, Geoffrey Rush, Rodney Hicks, Caylee Cowan, Lady Monika Bacardi, Leonie Hanne, Laila Hasanovic, Jordan Barrett, Anna Ferzetti, Alessandra Mastronardi, Achille Lauro, Rocco Benetton, Nico Vascellari, la principessa Margarita di Borbone-Parma, insieme all’amfAR CEO Kyle Clifford e ai membri del board Ryan Greenawalt, Olivia Tyson e Alessandro Dusi
È il tipo di stanza dove si dimentica facilmente perché si è lì: il gala veneziano di amfAR raccoglie fondi per la ricerca sull’HIV e, oggi, per una missione che si è allargata alla salute globale, alla ricerca sul cancro e sulle malattie autoimmuni e all’accesso alle cure. Ed è esattamente il compito che, salendo sul palco, le due ospiti d’onore si prendono di riportare tutti al punto.
Perché quest’anno la serata appartiene soprattutto a loro: Pamela Anderson e Marina Abramović. Una ha passato anni a sottrarsi all’immagine che il mondo aveva deciso per lei; l’altra ha fatto per mezzo secolo del proprio corpo un’opera, esponendolo allo sguardo altrui fino quasi a cancellare la distanza tra artista e pubblico. È Taika Waititi, padrone di casa della serata, a chiamare prima Pamela Anderson sul palco per ricevere l’Award of Courage. Non la presenta attraverso film, copertine o numeri di carriera: «È proprio il coraggio come il tuo che contribuisce a sostenere questa lotta», dice, «Sii d’esempio e ispira gli altri a usare la propria voce per il bene, soprattutto quando è scomodo farlo».
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