«Behind the Screen», ecco cosa succede dietro la porta dei camerini
Postato da Redazione Radio WOW il 6 Settembre 2026

Non è buttare addosso a qualcuno un paio di jeans e una maglietta: è la costruzione di un mondo». Daniela Ciancio, 61 anni, direttrice della sartoria del teatro San Carlo di Napoli, è una costumista pluripremiata, di quelle che hanno fatto film e serie già passati alla storia del cinema: uno tra tutti La grande bellezza di Paolo Sorrentino, che nel 2014 ha vinto il Premio Oscar come Miglior film in lingua straniera. Si ricorda quel film per l’incredibile racconto di Roma, per gli aforismi malinconici, per la fotografia e poi molto, moltissimo, per Toni Servillo nei panni di Jep Gambardella. Il personaggio è diventato un archetipo, capace di rappresentare, anche grazie agli abiti che indossa, una condizione esistenziale. Ha un guardaroba perfetto per il messaggio che vuole passare: lui è un uomo che non cambia nelle sue giacche sempre identiche nella silhouette, ma i colori delle stoffe, primari e sgargianti, dicono che vuol farsi notare. Il costume qui non serve a vestire, serve a raccontare: «È stata una ricerca non solo estetica, ma anche antropologica e sociologica. Jep Gambardella è un napoletano e volevamo sottolineare la sua provenienza, per questo giacche e pantaloni hanno un taglio sartoriale dichiaratamente partenopeo, morbido e destrutturato. Un’eleganza caprese, con qualche accenno allo stile dei Kennedy anni Sessanta».
Toni Servillo/Jep Gambardella è uno dei protagonisti della nuova edizione di Behind the Screen, il progetto di Vanity Fair che celebra le professioni del cinema. Dopo aver raccontato i direttori della fotografia, come è successo a Venezia nel 2025, e poi i compositori musicali alla Festa del Cinema di Roma, nell’ottobre dello scorso anno, adesso le luci si accendono sui costumisti alla Pescheria di Rialto, a Venezia, durante la Mostra del Cinema, la sera del 7 settembre.
Abbiamo immaginato sei camerini, stanze a cui il pubblico normalmente non ha accesso: «Sono spazi di passaggio», spiega lo scenografo Francesco Mari, direttore artistico di questa edizione di Behind the Screen. «Rappresentano il confine tra la persona e il personaggio, che diventa difficile da distinguere: noi crediamo di conoscere gli attori, ma in realtà conosciamo molto meglio i personaggi che li hanno resi noti». Continua Mari: «Ogni camerino “ospita” un film diverso, per un totale di sei progetti, ciascuno con uno spessore culturale, con personaggi immediatamente riconoscibili, con interpreti iconici e con un lavoro importante da parte del costumista, determinante nella costruzione dell’identità dei protagonisti».
Ci sono Toni Servillo con Jep Gambardella, e Sophia Loren, che, in Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica, interpreta la prostituta Mara, (s)vestita da Piero Tosi per uno spogliarello indimenticabile. C’è Monica Vitti che, nel Deserto rosso di Michelangelo Antonioni, diventa Giuliana, una donna anonima se non fosse per quel cappottino verde voluto da Gitt Magrini, che riesce a metterla in primo piano, nonostante l’essenzialità. C’è Roberto Benigni, che nel suo Pinocchio indossa un abito studiato da Danilo Donati perché possa crescere con il personaggio. Proseguiamo con Monica Bellucci in Malèna di Giuseppe Tornatore, il cui costumista, Maurizio Millenotti, ha trasformato nella seducente Maddalena Scordìa. Per finire, Guido Anselmi/Marcello Mastroianni in 8½ di Federico Fellini: qui Piero Gherardi gioca su un ulteriore incrocio e tra il personaggio e l’attore ci infila pure il regista, di cui ricostruisce l’alter ego pescando idealmente dal suo armadio tra abiti scuri, camicie bianche, cappelli e gli immancabili occhiali da sole. I sei ambienti non si limitano a riprodurre i camerini originali: li reinventano attraverso una messa in scena di fantasia, facendo convivere oggetti, video, documenti e vestiti. «Quando l’attore si spoglia della sua identità e diventa personaggio entrando nel costume è il momento più magico di tutta la lavorazione», continua Daniela Ciancio. «È fondamentale che il costumista faccia l’ultimo controllo proprio in camerino, ben sapendo che quello è un posto sacro, dove l’attore si immerge, prima di affrontare ore di lavoro». Ciancio torna spesso sulle parole «magia», «sogno», «immaginazione», ma oggi quella magia rischia, almeno in parte, di cambiare forma: «Credo che sia importante non perdere la poesia. Vedo che adesso, nella preparazione dei bozzetti, la maggior parte dei giovani che fanno il mio mestiere usa l’AI, cosa che io non condanno assolutamente, ma bisogna comunque avere alle spalle una preparazione grafica, saper disegnare a mano, conoscere bene le proporzioni. Temo che, se si saltassero questi passaggi, finirebbe per essere tutto molto tecnico e freddo. Quando ti poni delle domande e approfondisci la ricerca, nel risultato finale si nota, e solo così si può fare la differenza».
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