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Alba Rohrwacher: «I meccanismi del potere mi spaventano, ma l’arte sa sempre trovare vie di fuga»

Postato da il 9 Settembre 2026

«C’era una rabbia diversa, in questo film», dice il regista. Dopo la trilogia del lavoro, con La legge del mercato, In guerra, Un altro mondo, tre film e sempre Vincent Lindon, dal disoccupato all’operaio al dirigente, qualcosa si è spostato. «Una sensazione di disgusto che mi ha costretto a entrare nella storia da un’altra porta. L’intuizione è stata la protagonista donna. Perché se Carla si trova in quel ruolo non è per generosità degli uomini: l’hanno accettata alle regole di brutalità che si sono dati loro».

Ma non è questa la storia di una guerra tra uomini e donne, piuttosto di un preciso sistema che ha generato un mondo del lavoro disumano. «Il capitalismo l’hanno creato gli uomini, ma io non che gli uomini abbiano una determinata natura. Credo che ci sia un sistema, liberale, al capolinea, che obbliga a rivelare la parte peggiore della propria umanità. È lì che le persone si perdono. Ed è lì che vale la pena raccontarle».

Carla si perde lentamente, e la tossicità che respira in ufficio se la porta a casa, la rovescia sul figlio. Coralie Amédéo, che ha firmato la sceneggiatura con Brizé, torna su questo punto: «L’intimo non si può staccare dal professionale. È questo che dà la vertigine. La donna si mette in discussione, e ciò che tocca chi guarda è che il film ci tocca tutti. Scava in una zona molto profonda».

Il regista Stéphane Brizé e Alba Rohrwacher.

Stephane Cardinale – Corbis/Getty Images

A Rohrwacher, che di Carla porta il peso in ogni inquadratura, il ruolo è costato molto. «I meccanismi del potere mi spaventano. Ma l’arte è capace di resistere, di trovare vie di fuga sorprendenti». Con Brizé aveva già lavorato una volta, in Le occasioni dell’amore, uscito nel 2023. Quando l’ha richiamata sapeva che sarebbe stato un lavoro totalizzante, e lo desiderava: voleva un personaggio così complesso. Ha studiato il francese sul serio, si è trasferita a Parigi, ha cominciato a smontare la psiche di Carla parola per parola. «Stéphane non conosce scorciatoie. Ci siamo spesi fino in fondo. Io ero come Carla. Anche lui lo era. Eravamo posseduti dal racconto».




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