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May el-Toukhy, unica regista in gara da sola a Venezia 83: in Woman Unknown le collaboratrici orizzontali che l’Europa ha voluto punire

Postato da il 12 Settembre 2026

Alla conferenza stampa el-Toukhy aveva già giocato con l’ironia della cosa, presentandosi come la donna sconosciuta più conosciuta di Venezia in questo momento. Una battuta che vale più di quanto sembri, perché il film parla esattamente di questo: «dell’invisibilità delle donne: noi, in una certa misura, veniamo oggettificate, osservate, giudicate e valutate, e poi siamo invisibili e senza voce».

Siamo nel 1945, la guerra è appena finita e la Danimarca liberata è un paese euforico e senza regole. Marie (Mathilde Arcel) fa la domestica e la bambinaia in casa di Christian (Carsten Bjørnlund), ricco vedovo che sta per sposarla. Per lei le nozze significano smettere di servire e diventare la padrona. Il problema è un segreto che potrebbe far saltare tutto: durante l’occupazione Marie ha avuto una relazione con un soldato tedesco. Nel dopoguerra quel passato torna a chiedere il conto, e la domanda che regge le due ore di film è fino a che punto una donna sia disposta a spingersi per tenersi la vita che si è costruita.

El-Toukhy, che ha scritto la sceneggiatura con Maren Louise Käehne, parte dalle cosiddette collaboratrici orizzontali, le migliaia di donne che in tutta Europa furono perseguitate, rasate, umiliate in pubblico e marchiate per sempre per aver frequentato uomini dell’esercito occupante. Nessun tribunale, nessuna legge, solo vicini di casa che si sentivano autorizzati a punire un comportamento sessuale trasformato in offesa alla nazione. L’idea guida è quella del corpo femminile come campo di battaglia, con un riferimento dichiarato a La guerra non ha un volto di donna di Svetlana Aleksievič, e la regista è la prima a dire che il meccanismo non appartiene solo al passato.

Sullo schermo tutto questo si traduce in una messa in scena controllata, elegante, quasi fredda, che però lavora sottotraccia e colpisce dove deve. Il disprezzo per il corpo delle donne, l’ipocrisia nascosta dietro le buone maniere, la distanza di classe tra chi serve e chi comanda, l’indipendenza femminile come colpa da espiare: sono i fili che el-Toukhy intreccia senza mai alzare la voce. In Italia il film arriverà con Lucky Red.




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May el-Toukhy, unica regista in gara da sola a Venezia 83: in Woman Unknown le collaboratrici orizzontali che l’Europa ha voluto punire

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