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Se nel 2026 abbiamo vissuto l’estate più calda, cosa ci aspetta con Super El Niño? Andrea Giuliacci: «Mio figlio di 14 anni ha visto la neve in città solo tre volte in vita sua. Negli anni Settanta cadeva sette volte ogni inverno»

Postato da il 10 Settembre 2026

Qui il meteorologo apre una parentesi che fa breccia nella nostra memoria facendo esplodere un carico emotivo a cui, forse, la gran parte di noi non è ancora pronta: «Mio figlio di 14 anni ha visto la neve in città solo tre o quattro volte in tutta la sua vita, includendo anche quando era piccolissimo. Io, che sono cresciuto negli anni Settanta, vedevo la neve almeno sei o sette volte ogni inverno. Che nevicasse da novembre a marzo era assolutamente normale». Ma, nostalgia a parte, «la verità è che il clima sta cambiando così rapidamente che lo avvertiamo chiaramente nelle sensazioni quotidiane».

L’Europa occidentale ha appena vissuto l’estate più calda di sempre

E quindi cosa possiamo fare per prepararci alla prossima estate?

Con tutte queste informazioni a nostra disposizione, la domanda è inevitabile: perché non stiamo facendo nulla? E, soprattutto, cosa dobbiamo fare per farci trovare pronti alla prossima estate? «Man mano che vediamo temperature sempre più alte, notiamo che lo strumento di adattamento più comune è ricorrere all’aria condizionata o ai ventilatori. Quando, in realtà, uno dei sistemi di aria condizionata più efficaci è il verde. E vediamo che città come Medellín, in Colombia, sono riuscite a ridurre le temperature perché gli alberi migliorano il flusso d’aria, migliorano l’evapotraspirazione, forniscono ombra, hanno molteplici effetti e molteplici impatti», afferma Atallah. Le fa eco Giuliacci che richiama il tema dei rifugi climatici, ormai indispensabili nelle città: «Non possiamo immaginare di trascorrere le estati chiusi in un centro commerciale, abbiamo bisogno di aree in cui cercare riparo dal grande caldo, ma dove si possa anche socializzare e praticare attività». Del resto, sentenzia Atallah, «tutte le soluzioni già le conosciamo: portare più natura, verde e blu nelle città; lanciare un segnale politico alle aziende e al settore privato affinché eliminino i combustibili fossili e consentano la diffusione delle energie rinnovabili; costruire una rete decentralizzata basata sulle energie rinnovabili che sono già più competitive dei combustibili fossili».

Una delle espressioni che si pronuncia spesso in questi casi è che «non potevamo dire di non sapere». Quello che però sfugge ancora alla comprensione di chi ha chiara la situazione è cosa debba accadere ancora per trasformare la consapevolezza in volontà, politica.




L’articolo originale

Se nel 2026 abbiamo vissuto l’estate più calda, cosa ci aspetta con Super El Niño? Andrea Giuliacci: «Mio figlio di 14 anni ha visto la neve in città solo tre volte in vita sua. Negli anni Settanta cadeva sette volte ogni inverno»

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