Storie di friendflation: «La verità è che certi amici non te li puoi proprio permettere»
Postato da Redazione Radio WOW il 10 Settembre 2026

«La verità è che certi amici non te li puoi proprio permettere». Cecilia (nome di fantasia) ci pensa un po’ su prima di dire questa frase. Sta ragionando su quanto i soldi abbiano cambiato la sua vita sociale da quando è arrivata a Milano. Non che Milano sia l’unica città in cui sta diventando sempre più costoso avere degli amici: il fenomeno, diffuso anche all’estero, è stato ribattezzato friendflation, una bella crasi tra il termine friend, amico, e inflation, inflazione. Che non si misura solo in farina, sale, zucchero, ma anche in spritz, concerti, serate al cinema. Di friendflation parlava il Financial Times, partendo dal costo esorbitante di un addio al nubilato (la persona intervistata avrebbe dovuto sborsare la bellezza di 2.500 sterline per un weekend in un appartamento condiviso all’estero), ma non c’è bisogno di scomodare i grandi eventi della vita. Basta un’uscita di troppo per sballare i conti.
Cecilia, trentenne, aveva un lavoro (precario) quando ha deciso di fare un corso di specializzazione a Milano. Si trattava di un corso costoso, ma ha calcolato che tra i suoi risparmi e un piccolo aiuto dai suoi genitori sarebbe riuscita a coprire la retta, l’affitto e le spese necessarie, «ma il budget finiva lì, non avevo extra», spiega. Durante il periodo delle lezioni non sarebbe riuscita a mantenere un altro lavoro a tempo pieno, quindi ogni uscita era controllatissima. Fin dai primi giorni, gli altri allievi hanno iniziato a legare tra di loro, a proporre un aperitivo dopo l’altro per fare gruppo: «Qualche volta ho provato ad andarci, e magari prendevo solo una birra piccola, o dicevo che non avevo fame o sete. Molto spesso però ho rinunciato del tutto a uscire. Mi sono autoesclusa, ma non perché non volessi stare in compagnia, è che proprio non potevo spendere».
Nelle pause accademiche, gli impegni economici diventavano più gravosi: «Una compagna ci ha invitati a sciare da lei in montagna, un’altra ci ha chiamati nella sua casa al mare. Voleva dire comunque pagare uno skipass, un ombrellone…». Cecilia rinuncia a tutti questi inviti, e, piano piano, quegli inviti hanno smesso di arrivare. «Adesso che ho trovato un altro lavoro e ho uno stipendio ormai sono rimasta fuori da quel giro e non riesco più a reinserirmi. Magari ho anche legato con alcune singole persone, che vedo ogni tanto, ma non sono parte del gruppo». L’esperienza di Cecilia non è isolata, che la vita sociale ci costa sempre di più è sotto gli occhi di tutti: gli italiani spendono almeno 71 miliardi all’anno fuori di casa e il prezzo medio degli scontrini è aumentato del 17 per cento dal 2019 (dati Sigep).
«Ho un amico che non ha mai tagliato del tutto i rapporti con il nostro gruppo, ma spesso finiamo per discutere perché lui vuole risparmiare, mentre noi magari siamo disponibili a spendere un pochino di più per uscire a mangiare una volta a settimana», racconta invece Giacomo (sempre nome di fantasia). Il problema non è una questione di disponibilità immediata: l’amico di Giacomo è un libero professionista che potrebbe permettersi queste uscite, ma lui e la compagna «vorrebbero avere un figlio un giorno, e sappiamo bene che non è affatto facile. Anche se abita in una città del Nord Est che ha un costo della vita più accessibile di tante altre, lui preferisce diversificare e investire per il futuro piuttosto che spendere per una cena un po’ più gourmet». Alla faccia di quelli che dicevano che i trentenni non comprano casa perché spendono troppo in aperitivi: crescere un bambino significa spendere solo nel suo primo anno di vita tra i 7.500 e i 17.500 euro circa (secondo Federconsumatori). E quindi, alla fine, all’aperitivo si rinuncia davvero. Ma in un Paese dove una famiglia su tre è composta da una persona sola, anche i legami sociali dovrebbero poter rientrare tra le priorità in un bilancio.
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