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Perché la scelta della nuova mappa del mondo votata all’Onu non è solo una questione geografica

Postato da il 7 Settembre 2026

Prima di Equal Earth c’era Peters

L’idea di cambiare il modo di rappresentare il mondo, peraltro, non nasce oggi. Negli anni Settanta anche le Nazioni Unite avevano scelto una proiezione alternativa alla Mercatore: la proiezione di Peters, dal nome del cartografo tedesco Arno Peters, adottata nella comunicazione dell’organizzazione nel periodo del rapporto Brandt sul divario tra Nord e Sud del mondo.

Anche Peters appartiene alla famiglia delle proiezioni equivalenti: mantiene cioè corretto il rapporto tra le superfici, dando visivamente maggiore spazio ai Paesi del Sud del mondo. Il problema è che lo fa deformandone pesantemente le forme. Una scelta quindi politicamente significativa, ma molto discussa dal punto di vista cartografico. «La Peters fu criticata giustamente dai tecnici fin dall’inizio», spiega Cerreti. «Politicamente era significativa perché si voleva dare più spazio ai Paesi del Sud».

Oggi la proposta è diversa. Equal Earth, sviluppata nel 2018, è anch’essa una proiezione equivalente, ma è stata elaborata matematicamente per conservare le proporzioni delle superfici riducendo al tempo stesso le deformazioni delle forme. Non è dunque «la mappa vera»: nessuna proiezione può esserlo. Ogni mappa «è un’immagine, una rappresentazione, non è la realtà», sottolinea Cerreti.

Una mappa può cambiare il nostro sguardo?

È qui però che la questione cartografica diventa anche culturale e politica. Il Togo, che ha guidato la campagna di richiesta all’ONU, appoggiata dal gruppo africano, sostiene che le mappe non siano semplici strumenti tecnici, ma contribuiscano a costruire il nostro modo di immaginare il pianeta. Presentando la risoluzione, il ministro degli Esteri Robert Dussey ha detto: «Una mappa giusta non cambia la geografia del mondo. Cambia il modo in cui vediamo il mondo».

La questione si intreccia con la storia stessa della cartografia moderna. Il modo in cui oggi rappresentiamo il mondo si è sviluppato in Europa tra Quattro e Cinquecento e la sua successiva diffusione globale è legata anche alla storia dell’espansione coloniale e dell’imperialismo europeo. Da qui nasce la critica, avanzata da alcuni studiosi e attivisti, secondo cui la persistenza di determinate rappresentazioni possa aver contribuito a consolidare una visione del pianeta centrata sul Nord globale.

Ma una superficie maggiore sulla carta non significa maggiore importanza. «Non è che i Paesi, se sono più grandi o se appaiono più grandi, sono più importanti», osserva Cerreti. E aggiunge: «Il problema è nella distribuzione della ricchezza, nella distribuzione delle risorse. Chi utilizza le risorse dei Paesi del Sud, queste cose in una carta grande, piccola, deformata o meno non si vedono».

E adesso, cosa cambierà?

La risoluzione dell’ONU non è giuridicamente vincolante e non vieta l’uso della carta di Mercatore, che continua a essere adatta alla navigazione.




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Perché la scelta della nuova mappa del mondo votata all’Onu non è solo una questione geografica

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