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Alzheimer, un test del sangue potrà «confermare» la diagnosi

Postato da il 4 Settembre 2026

Ed è proprio qui che il semplice prelievo sanguigno si unisce a una trasformazione ben più ampia: infatti, individuare con maggiore precisione e tempestività la patologia associata all’Alzheimer sta diventando sempre più importante perché, per la prima volta, esistono terapie capaci non di guarire la malattia ma di intervenire su alcuni dei suoi meccanismi biologici rallentandone la progressione in pazienti selezionati.

Il test, progettato per essere utilizzato con gli oltre 4.500 strumenti di laboratorio cobas di Roche attivi negli Stati Uniti, è destinato alle persone dai 55 anni in su che presentano sintomi o disturbi cognitivi compatibili con la malattia di Alzheimer: pertanto non è da intendersi come un esame di screening da eseguire in assenza di sintomi o disturbi. Il risultato inoltre, deve essere interpretato insieme agli altri elementi della valutazione clinica.

La proposta per gli «over 40»

Quella di Roche e Eli Lilly però non è l’unico test di cui si parla negli ultimi giorni. Poiché un altro passo avanti nella diagnosi dell’Alzheimer giunge da C2N Diagnostics con PrecivityAD2: un ulteriore esame del sangue, che ha ricevuto il via libera della FDA nell’agosto 2026, per supportare la valutazione di adulti dai 40 anni in su che presentano segni o sintomi di deterioramento cognitivo; anche in questo caso, è bene specificare che non si tratta di un esame di screening. Il test cerca nel sangue le tracce biologiche associate alla malattia misurando, attraverso spettrometria di massa ad alta risoluzione, due rapporti tra biomarcatori: Aβ42/Aβ40, legato alla proteina beta-amiloide, e p-tau217/np-tau217, collegato alla proteina tau. I risultati vengono poi combinati da un algoritmo che genera l’Amyloid Probability Score 2 (APS2) ovvero punteggio da 0 a 100 che indica la probabilità della presenza nel cervello della patologia amiloide, una delle caratteristiche tipiche dell’Alzheimer. Solo prelievo non equivale a una diagnosi definitiva pertanto il risultato deve essere interpretato dal medico insieme ad altri elementi di valutazione.

A differenza di Elecsys pTau217 di Roche che adotta un approccio più semplice poiché misura un solo biomarcatore, la soluzione di C2N Diagnostics ha un’indicazione FDA che comprende anche adulti sintomatici tra i 40 e i 54 anni: non significa, però, che il test sia consigliato a tutte le persone «over 50» poiché anche PrecivityAD2 è destinato a pazienti che presentano segni o sintomi di compromissione cognitiva.

In conclusione, il punto non è soltanto avere un nuovo test ma costruire un percorso in cui diagnosi precoce, biomarcatori e nuove terapie dialoghino fra loro. Un cambiamento importante quindi che oggi consente di osservare alcuni segnali della malattia già nelle sue fasi iniziali, e soprattutto prima che i sintomi diventino più evidenti.




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