Tumore al pancreas, negli Usa approvato il nuovo farmaco che raddoppia la sopravvivenza
Postato da Redazione Radio WOW il 28 Agosto 2026
Il dato più rilevante riguarda la sopravvivenza globale. Considerando l’intera popolazione dello studio, la sopravvivenza mediana è stata di 13,2 mesi con daraxonrasib contro 6,7 mesi con la chemioterapia. Nei pazienti con mutazioni RAS G12 il confronto è stato di 13,2 contro 6,6 mesi. In entrambi i casi l’hazard ratio per la mortalità è stato pari a 0,40, equivalente a una riduzione relativa del 60% del rischio di morte nel periodo osservato.
Anche il tempo durante il quale la malattia è rimasta sotto controllo senza progredire è risultato significativamente maggiore: la sopravvivenza libera da progressione mediana è stata di 7,2 mesi contro 3,6 mesi nella popolazione complessiva e di 7,3 contro 3,5 mesi fra i pazienti con mutazioni RAS G12.
I ricercatori concludono che «nei pazienti con adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico precedentemente trattato, il trattamento con daraxonrasib ha determinato una sopravvivenza globale e una sopravvivenza libera da progressione significativamente più lunghe rispetto alla chemioterapia».
È importante però interpretare correttamente il termine «raddoppio»: significa che nello studio è quasi raddoppiata la sopravvivenza mediana, non che il farmaco guarisca il tumore o raddoppi necessariamente l’aspettativa di vita di ogni singolo paziente. Si tratta inoltre di persone con malattia metastatica già sottoposte a trattamento, quindi di una popolazione clinica ben definita.
Gli effetti collaterali
Anche sul piano della tollerabilità emergono differenze rispetto alla chemioterapia. Gli eventi avversi di grado 3 o superiore hanno riguardato il 61,8% dei pazienti trattati con daraxonrasib contro il 69,6% di quelli sottoposti a chemioterapia. Ancora più evidente la differenza nelle interruzioni del trattamento dovute a effetti indesiderati correlati alla terapia: 1,2% con daraxonrasib contro 11,2% con la chemioterapia. Questo non significa che il farmaco sia privo di tossicità. Fra gli effetti indesiderati più comuni segnalati dalla FDA figurano eruzioni cutanee, diarrea, stomatite, nausea, affaticamento, vomito, dolore addominale, edema, diminuzione dell’appetito ed emorragie.
La FDA aveva attribuito al medicinale le designazioni di Breakthrough Therapy e Orphan Drug, oltre alla Priority Review. L’approvazione è arrivata, secondo l’agenzia statunitense, circa sei mesi e mezzo prima della scadenza prevista per la valutazione regolatoria. «Questo farmaco ha mostrato risultati senza precedenti in un’area caratterizzata da un forte bisogno terapeutico ancora insoddisfatto» ha d’altronde confermato Angelo de Claro, direttore dell’Oncology Center of Excellence della FDA.
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