A chi manca Twitter? Un ex dipendente sta cercando di riportarlo in vita: «Sentivamo la nostalgia dell’esperienza dei primi tempi, di quella della piazza virtuale»
Postato da Redazione Radio WOW il 3 Settembre 2026
Nasce l’operazione «uccellino blu»
Con un gruppo di soci ha fondato la startup Operation Bluebird, poi ha presentato le carte all’ufficio brevetti degli Stati Uniti d’America per rimettere in pista il marchio Twitter, facendo leva anche sulla pronuncia favorevole del giudice distrettuale Colm Connolly, e a fine agosto ha lanciato Twitter.now, a cui è già possibile accedere per contribuire alle fasi di test dietro il pagamento di una quota di 20 dollari, circa 17 euro.
Per Coates l’obiettivo è creare una piazza virtuale in cui chiunque possa entrare ed esprimersi liberamente in qualsiasi modo lecito desideri, dando però agli utenti la possibilità di controllare quali tipi di contenuti vogliono vedere. «La chiamiamo libertà di parola, non libertà di diffusione», spiega, aggiungendo che Twitter.now «dispone di un solido insieme di politiche interne per la moderazione dei contenuti. Stiamo inoltre raccogliendo i feedback degli utenti per sviluppare nuovi strumenti sulla base di questi suggerimenti». Il piano è impedire che la piattaforma diventi un luogo anarchico dove pullulano contenuti illegali basati su violenza, molestie, truffe e altri comportamenti dannosi, cioè la deriva che ha preso X dopo l’acquisizione di Elon Musk e che si è tradotta in un’emorragia di 33 milioni di utenti delusi a livello globale.
Musk non ci sta e fa causa
Ma X Corp, l’azienda statunitense di proprietà di Musk che possiede e gestisce il social network X, non ci sta. Operation Bluebird è stata citata in giudizio per violazione della proprietà intellettuale e la sopravvivenza di Twitter.now potrebbe essere già a rischio. Per questo la startup ha già lanciato una nuova forma di iscrizione alla piattaforma da 40 dollari, circa 34 euro, che possa fungere da sostegno economico alla battaglia legale che si preannuncia all’orizzonte. «Attendiamo con interesse la decisione del giudice nell’ambito del procedimento relativo all’ingiunzione preliminare e non abbiamo alcuna intenzione di andarcene», sottolinea Coates, «stay tuned!».
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