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The Color of the Sun: l’afterparty a Venezia tra sake, jet lag e gli ultimi irriducibili

Postato da il 11 Settembre 2026

A Venezia volevano soprattutto festeggiare chi quel film lo aveva fatto. «Spesso i coproduttori, i runner e le persone che sono la linfa quotidiana di un set», continua, «non finiscono sul red carpet. Per noi era importante organizzare una festa in cui tutti potessero essere, per una sera, nella loro versione più glamour».

E quella parte era cominciata già qualche ora prima: Maison Margiela ha vestito gran parte del cast e della troupe per la première. Per il dopo, invece, Harris ha chiamato l’amico Thomas Rom, che pochi mesi prima aveva organizzato a Venezia il party di Jordan Roth per la Biennale. Rom gli ha fatto un nome: Kike Sarasola, fondatore di Room Mate Hotels. Una telefonata, e Palazzo dei Fiori era disponibile. Con una sola richiesta: non tirare troppo tardi.

Un pezzo di Giappone è arrivato con i cocktail al sake di HeavenSake. Alla musica hanno pensato Nosaj Thing e Jacques Greene, che firmano la colonna sonora del film come Verses GT. L’idea era quella di una festa in casa, più informale delle solite serate da festival. Solo che gli organizzatori avevano fatto male i conti con il fuso orario: «Pensavamo che dopo la première i nostri giovani attori sarebbero stati talmente pieni di adrenalina da fare festa più a lungo di tutti noi», racconta Harris, «Non avevamo fatto i conti con il jet lag dal Giappone all’Italia».

A reggere meglio sono stati i genitori di Janie Chartier e Xavier Tera, arrivati dal Québec. «Sono stati loro i veri party animals», dice Harris. Hanno continuato a ballare fino all’accensione delle luci, quando le telefonate dei vicini hanno segnalato che la promessa fatta sull’orario stava cominciando a vacillare.

Poi ci sono i souvenir. Gli organizzatori erano convinti che a fine serata sarebbero sparite soprattutto le bottiglie di sake. La mattina dopo hanno scoperto che gli ospiti avevano fatto una scelta diversa. Nelle sale erano state sistemate sessanta candele, insieme ai cappellini e ai ventagli realizzati per la festa. Le candele non c’erano più.

Per un film arrivato a Venezia con un cast giovanissimo (apprezzatissimo da pubblico e critica), tre Paesi alle spalle e una produzione costruita anche sulle relazioni personali, la festa è stata soprattutto questo: il momento in cui chi normalmente resta qualche passo dietro il red carpet ha avuto il proprio red carpet. Con cocktail al sake, Margiela addosso e, almeno nel caso dei genitori arrivati dal Québec, ancora abbastanza energia per essere gli ultimi a lasciare la pista.




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The Color of the Sun: l’afterparty a Venezia tra sake, jet lag e gli ultimi irriducibili

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