Pediatra Carla: «La masturbazione infantile è una pratica normale. Se il vostro bambino si tocca non sgridatelo e non dategli il tablet per distrarsi. Potete dire: “Questa cosa che fai va bene, però è meglio se vai in un luogo appartato”»
Postato da Redazione Radio WOW il 9 Settembre 2026
Primo: non sgridare
Il bambino o la bambina non ha colpe. E nemmeno finalità sessuali, infatti non arriva all’orgasmo: semplicemente prova sensazioni gradevoli che scopre per caso. «Esplorando il proprio corpo con le mani, avverte che ci sono zone più piacevoli di altre, perché hanno più terminazioni nervose. Quindi è normale che vada a ricercarle maggiormente», spiega Tomasini. «Sgridare, punire o indurre un senso di vergogna sortisce un effetto indesiderato: l’associazione tra vissuti negativi e la dimensione del corpo», aggiunge Poli.
Parola d’ordine: contenere
È bene invece offrire un confine che aiuti i bambini a interiorizzare le regole sociali e a mettere in pratica buone norme igieniche. La Pediatra Carla suggerisce di approcciarsi così: «Questa cosa che fai va bene, però magari è meglio farlo in un luogo più appartato, come la tua cameretta o il bagno e, soprattutto, dopo esserti lavato le mani».
Oltre all’esplorazione c’è di più
Il comportamento masturbatorio è la risposta a un bisogno. Poli spiega: «Può essere un bisogno di scoperta, di regolazione emotiva, un tentativo di colmare una solitudine, una reazione alla noia o alla frustrazione». La psicoterapeuta cita il caso di un suo paziente, D., portato in terapia da genitori allarmati per la frequenza con cui si masturbava. In seduta, è emerso rapidamente che a D. era appena nata una sorella e, in concomitanza, era stato emancipato dal ciuccio che fino ad allora gli era stato utile per calmarsi. Era evidente come, in questo caso, si trattasse di una semplice sostituzione della modalità di autoconsolazione. Altre comuni strategie infantili per «scaricare la tensione» possono essere il rosicchiarsi le unghie, l’arricciarsi i capelli, il succhiarsi il pollice.
Distrarre o non distrarre?
Spesso il primo consiglio che viene dato al genitore del bambino che si masturba è: offrigli un’alternativa. Tomasini, però, precisa un punto importante: «Si può naturalmente proporre un’attività come per esempio sfogliare un libro insieme. Ed è anche possibile che il bambino, ingaggiato nella lettura, smetta di masturbarsi. Ma se appena il libro finisce lui riprende, significa che la distrazione in sé non è stata sufficiente. Occorre innanzitutto capire qual è il bisogno del bambino e poi in quale modo rispondere a questo bisogno. Per qualcuno la maniera più opportuna può essere una lettura, per altri un gioco che tenga impegnate le mani, per altri ancora un’attività fisica come la corsa. Morale: la distrazione momentanea va bene se inserita in un percorso educativo più strutturato. Vale un po’ quello che si raccomanda quando vogliamo togliere il ciuccio a nostro figlio: nessun bambino rinuncia al ciuccio semplicemente perché è stato distratto. Ma ogni bambino che smette il ciuccio a un certo punto è stato anche distratto».
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