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Maggie Gyllenhaal: «Per le donne è molto più difficile ottenere finanziamenti per i propri film. Forse le storie che vogliamo raccontare non vengono considerate “grande arte”, ma chi decide che cosa ha valore?»

Postato da il 2 Settembre 2026

È una parola che torna più volte, empatia. Per Gyllenhaal il punto non è fare film che dicano agli spettatori che cosa pensare, ma permettere loro di entrare nella vita di qualcuno che altrimenti resterebbe lontano. Anche quando quel qualcuno è difficile da comprendere. «Non credo che esista un argomento o un regista che non debba essere ascoltato. Possiamo sfidare noi stessi ad ascoltare storie sulle persone più corrotte, più perverse, perché questo apre la possibilità di provare empatia anche per loro». E magari, aggiunge, di riconoscere «un piccolo cattivo dentro di noi, un po’ di perversione, un po’ di corruzione, per quanto cerchiamo di combatterle».

Da qui la sua conclusione: «Se i film sono davvero uno sguardo onesto sull’esperienza degli altri, allora sono fondamentalmente, inevitabilmente politici».

Ma è quando si parla delle donne che la voce di Gyllenhaal si fa ancora più forte. Alla domanda sul numero ridotto di registe presenti nel concorso principale risponde prima con una battuta: «Immagino sia finalmente diventato chiaro che gli uomini fanno film migliori delle donne». Poi si ferma: «Scusate. Rispondo seriamente, ovviamente esiste un problema sistemico. Credo che per le donne sia molto più difficile ottenere i finanziamenti per i propri film».

La giuria: Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat, Kaouther Ben Hania, Maggie Gyllenhaal, Johnnie To, Daniel Blumberg, Francesco Casetti.

Stephane Cardinale – Corbis/Getty Images

Il punto, però, non è soltanto avere meno possibilità di dirigere. È anche che cosa succede quando finalmente una donna riesce a raccontare una storia: «Potrebbe essere che le cose di cui le donne vogliono fare film, avendo avuto un’esperienza diversa dell’essere vive nel mondo, non vengano sempre considerate “grande arte”? Chi decide che cosa è bello? Chi decide che cosa ha valore?».

Gyllenhaal parla di una «confusione sistemica» su ciò a cui attribuiamo valore. E ricorda che le donne fanno cinema da molto meno tempo degli uomini con la stessa libertà, gli stessi mezzi e la stessa possibilità di essere ascoltate. «Credo che servirà tempo per abituarsi al fatto che molte donne fanno cinema in modo molto diverso dagli uomini».




L’articolo originale Maggie Gyllenhaal: «Per le donne è molto più difficile ottenere finanziamenti per i propri film. Forse le storie che vogliamo raccontare non vengono considerate “grande arte”, ma chi decide che cosa ha valore?» lo potete trovare al seguente Link