Danny Boyle a Venezia con il film di apertura Ink: «Non volevo rappresentare Rupert Murdoch come un mostro. A suo tempo è stato un alito nuovo in un sistema rigido»
Postato da Redazione Radio WOW il 2 Settembre 2026

Danny Boyle apre questa edizione della Mostra del Cinema di Venezia con una bella “brutta” storia. Il regista di Trainspotting, ma anche di 28 giorni dopo, The Millionaire e Sunshine, è in concorso al Lido con Ink, ovvero Inchiostro, racconto in stile iperpop (ed è un complimento) dell’ascesa del tabloid The Sun e trasposizione cinematografica dell’acclamata opera teatrale di James Graham, a sua volta basato sulla reale acquisizione del quotidiano britannico da parte dell’allora giovane magnate australiano Rupert Murdoch.
«1969: l’anno in cui abbiamo camminato per la prima volta sulla Luna, e l’anno in cui Rupert Murdoch e Larry Lamb lanciarono un giornale che avrebbe cambiato il mondo molto più di quanto non fosse in realtà. Molto prima di Fox News, del clickbait e di Truth Social; decenni prima di Twitter, Facebook, Google e OnlyFans, Murdoch e Lamb hanno creato un nuovo tabloid che, contro ogni previsione, è diventato il quotidiano più venduto al mondo», ha dichiarato il regista nel comunicato ufficiale di annuncio della première del film a Venezia.
«Con pochi soldi non è stato facile, e nessuno voleva darceli», con queste parole Boyle, 69 anni, comincia a spiegare Ink in conferenza stampa. «Temi che nessuno lo vedrà: parla della Gran Bretagna. E con quel titolo tutti pensano ai tatuaggi. Poi mi chiama Alberto Barbera e mi propone di essere qui, mentre la nostra industria è sotto minaccia. C’è grande gratitudine da parte mia».
La genesi del film numero 15 di Boyle, 30 anni dopo l’iconico Trainspotting, è appunto l’opera teatrale di James Graham, anche lui al tavolo in qualità di sceneggiatore. «Mi ha colpito quando sono andato a vederla», continua il regista. «Sembrava che trattasse di Murdoch, invece io ho creduto che fosse su Larry Lamb (il direttore del The Sun chiamato a rilanciarlo nel 1969, ndr). Questo mi ha spronato ad aggiungere qualcosa al lavoro dello stesso James. Non ho tagliato il dialogo, che è eccellente, ma ho bilanciato Murdoch e Lamb».
Dunque, come Boyle rappresenta Murdoch: «È complesso. Non volevo rappresentare un mostro, oggi molti lo fanno, perché a suo tempo lui costituiva un alito nuovo in un sistema e in una società rigidi. Affrontava grandi pregiudizi contro la sua persona, a partire dalle origini australiani. Non gli piaceva l’establishment britannico e io condivido la sua posizione. Offriva una certa libertà, una voce alternativa, uno scivolo divertente, e così una forma di ribellione al monolite del Daily Mail».
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