La denuncia di Matteo Berrettini: «Minacce di morte dagli scommettitori. Perdi al Roland Garros o uccidiamo la tua famiglia»
Postato da Redazione Radio WOW il 2 Settembre 2026

Matteo Berrettini è stato minacciato di morte. Finalista a Wimbledon nel 2021, l’atleta romano da anni calca con successo i campi di tutto il mondo, regalando emozioni e grandi giocate. Matteo è anche un ragazzo schietto, diretto, che non si nasconde. E poche ora fa, al termine della partita vinta contro lo svizzero Stan Wawrinka, al suo esordio agli US Open, è uscito allo scoperto con dichiarazioni shock destinate a far discutere.
«Prima del Roland Garros mio fratello Jacopo ha ricevuto messaggi con minacce alla mia famiglia. Il senso era: “Matteo è scarso, se non gli dici di perdere la prossima partita uccideremo la vostra famiglia”. Assurdo».
Le parole di Matteo Berrettini gelano la sala stampa allestita a pochi metri dal cemento dei campi di Flushing Meadows.
Il tennis, storicamente considerato lo sport dei gentiluomini per eccellenza, è minacciato dagli scommettitori?
Purtroppo sì, e bisogna essere onesti nel dire che si sapeva, ma forse non si voleva vedere ciò che ora, grazie alla denuncia dell’italiano, dovrà per forse essere affrontato con più rigore di quanto si sia fatto fino ad oggi.
Le intimidazioni, arrivate direttamente sul cellulare di Jacopo Berrettini, anch’egli tennista professionista, sono state immediatamente raccolte dal team del campione e consegnate alle autorità dell’ATP sotto forma di un dettagliato dossier comprensivo di chat e numeri di telefono.
«Dobbiamo proteggere i giocatori e creare un ambiente sicuro», ha concluso Matteo. «Noi abbiamo trent’anni, siamo adulti, ma se penso alle ragazze e ai più giovani, credo che ricevere questo genere di messaggi possa fare paura…».
Le minacce a Berrettini evidenziano una situazione non solo evidentemente anti-sportiva, ma criminale e pericolosa. Il mondo del betting e della ludopatia hanno ormai ampiamente superato il confine dei semplici, comunque deprecabili e ingiustificabili, insulti social o delle frustrazioni post-partita.
Il giro d’affari è altissimo e la criminalità, singola o organizzata, non fa sconti per cercare di indirizzare i risultati. Si assiste così a veri e propri ricatti psicologici, con i malintenzionati che colpiscono i familiari più stretti degli atleti per destabilizzarne lo stato emotivo.
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