Gli Oasis riuniti sono le star più imprevedibili di Venezia: il documentario racconta la pace tra Liam e Noel Gallagher
Postato da Redazione Radio WOW il 5 Settembre 2026
Poi la tensione si allenta, con i suoi tempi. Noel ha paura, e lo dice: dopo 15 anni di attesa la band deve essere all’altezza dell’hype. La sera del debutto a Cardiff, per i primi quaranta minuti resta paralizzato. Liam invece è a suo agio, canta come se non avesse mai smesso. «Sembrava trent’anni più giovane», ricorda Noel.
Sul palco ci arrivano tenendosi per mano. Noel racconta di essersi dimenticato quanto Liam sappia essere divertente. Liam dice di essere un fan di Noel, delle sue canzoni stupende, e che quando è il fratello a cantarle davanti a uno stadio a lui sta bene, è giusto così.
La riconciliazione, qui, è in stile Gallagher: poche smancerie, poche parole, ma non poche parolacce (gli sceneggiatori hanno contato che in poco più di due ore la parola «fuck» ricorre 179 volte). Si compie attraverso la musica più che attraverso i discorsi, lasciare andare il rancore senza dimenticare niente, accettarsi nei reciproci limiti. Noel lo spiega con un aneddoto: il giorno prima del primo concerto Liam non si presenta alle prove, e la sera dello show arriva venti minuti prima di salire sul palco e chiede se il catering è buono. E stavolta a Noel va bene così. «Sembra che a Liam non importi niente», dice. Liam ribalta la frase: siccome gli importa tantissimo, sembra che non gliene importi nulla.
Oltre a essere la storia della riconciliazione di due fratelli, Oasis: Don’t Look Back in Anger è anche la storia di un fenomeno emotivo di massa. «Non ci aspettavamo un’esplosione di gioia così grande», dice Noel. «Eravamo come sotto una cascata». Negli stadi ci sono i fan della prima ora e ci sono i loro figli, che cantano le stesse parole. Un prete, durante un’omelia, paragona il tour e le frotte di fan a un pellegrinaggio. Due ragazzi working class partiti da Manchester portano la loro musica in ogni angolo del mondo, e ovunque succede la stessa cosa. «Perché questa connessione? La musica entra nei cuori, è misteriosa. Noel non si è seduto a tavolino a scrivere: è come se avesse un’antenna. Molti pensavano che quelle canzoni parlassero di loro: con i loro trascorsi difficili, trovano negli Oasis l’idea che si può sfuggire al proprio destino», dicono gli sceneggiatori all’incontro con la stampa.
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