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Ghali a Venezia senza red carpet per Naza: «L’arte può ancora superare silenzio e censura. Professori, parlatene a scuola. Dovrebbero vederlo tutti»

Postato da il 12 Settembre 2026

Ghali a Venezia non ha fatto il red carpet. Il cantautore è arrivato al Lido per un motivo preciso: per vedere Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor presentato in concorso alla Mostra del Cinema. «Sono venuto a Venezia per vedere Naza, a titolo personale. Secondo me dovrebbero vederlo tutti», ha detto prima di andare via.

Il film, prodotto da The Guardian e JW Films, dura 80 minuti ed è stato girato di notte sui tetti di Tel Aviv. Attraverso le testimonianze di funzionari e soldati dell’intelligence israeliana, ricostruisce i sistemi alla base delle operazioni militari a Gaza e l’impiego dell’intelligenza artificiale nella selezione degli obiettivi. Abraham e Szor sono due dei quattro autori di No Other Land, vincitore dell’Oscar 2025. «Naza», sono i danni collaterali, i civili uccisi.

Alla proiezione ufficiale in Sala Grande, il pubblico si è alzato in piedi al termine dei titoli di coda. Venticinque minuti di applausi, il record di questa edizione, mentre in sala comparivano le bandiere palestinesi. Ghali era tra gli spettatori, riconoscibile in una giacca verde, e ha partecipato alla standing ovation insieme al resto del pubblico.

Da tempo Ghali interviene pubblicamente sulla Palestina e, appena uscito dalla sala, ha fatto sapere: «Ho appena finito di vedere Naza al Festival del Cinema di Venezia. Un documentario che racconta il brutale utilizzo dell’intelligenza artificiale nello sterminio di massa del popolo palestinese. L’arte è ancora capace di superare qualsiasi silenzio e qualsiasi censura».

Poi ha spostato il discorso sulla scuola e l’educazione: «Nella speranza che le testimonianze della verità non finiscano invano, è importante che tutti guardino questo documentario», ha scritto. E ancora: «Dopo mezza vita passata nelle scuole, ritengo sia necessario che maestri e professori trovino spazio per approfondire quello che sta succedendo in Palestina e nel Medio Oriente sistematicamente ormai da decenni». L’invito finale è rivolto direttamente agli studenti: fare domande, soprattutto agli insegnanti di storia.

Rachel Szor e Yuval Abraham, registi di Naza

LAURENT HOU/Getty Images




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