Da Enzo Tortora a Chiara Ferragni: come nasce una shitstorm e perché nessuno è davvero al riparo
Postato da Redazione Radio WOW il 29 Agosto 2026

Non stupisce che qualcuno a un certo punto senta il bisogno di chiamarsi fuori: il «social detox», o «digital detox» che a dir si voglia, può essere l’unica salvezza possibile, prima di essere travolti da una shitstorm (se ci fosse bisogno di tradurre: «Una tempesta di merda») che non lascia respirare. Da Tom Holland, lo Spiderman londinese che per un po’ ha rinunciato alle attenzioni di 67 milioni di follower per preservare la propria sanità mentale, a Selena Gomez che, dopo un hackeraggio ed essere tornata ai piaceri della vita bucolica, taglia i ponti con i suoi 300 milioni di follower, sono parecchi i famosi che per un po’ hanno avuto il bisogno di staccare.
E con il suo nuovo libro Ombrelli per shitstorm (Roi Edizioni), Francesca Caon, founder di un’agenzia di pubbliche relazioni specializzata in reputazione, posizionamento e crisis management, racconta come nascono, si alimentano e possono essere gestite le crisi reputazionali nell’epoca dei social. Il libro parte da due casi che precedono l’era della Rete: si parte da Enzo Tortora e Mia Martini, vittime di narrazioni collettive capaci di trasformare il sospetto in una condanna, e si prosegue con Chiara Ferragni, Amadeus, Jannik Sinner, Ilary Blasi, i Måneskin, Stefania Nobile, Manuel Agnelli, Bugo e Morgan, Francesca Pascale e Paola Turci, Daniele Luttazzi, Giorgia Meloni, la famiglia Agnelli, Esselunga, fino allo scontro tra Alfonso Signorini e Fabrizio Corona.
I social hanno reso la folla più vicina al personaggio pubblico e trasformato ogni errore in un possibile detonatore. Il libro indaga anche il pregiudizio di genere, il ruolo dei media, il potere del silenzio e la difficoltà di distinguere tra legittima critica e gogna collettiva. È una riflessione su come una società decide chi applaudire, chi condannare e, soprattutto, quanto velocemente dimenticare che dietro una reputazione c’è una persona.
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