Beatrice, neomamma: «La mia titolare, madre di tre figli, mi ha negato due giorni di smart working per prendere il mio al nido. Mi sono dovuta licenziare»
Postato da Redazione Radio WOW il 13 Settembre 2026
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Come sono andate le cose?«Rientrata dalla maternità ho chiesto un colloquio con una dei titolari, madre di tre figli. Ci siamo incontrate e le ho spiegato le mie criticità: mia madre è mancata, mia suocera ha 79 anni, ho un bimbo di neppure un anno e le ho chiesto di poter fare per 3 giorni la settimana orario continuato di 6 ore e per 2 full-time in modo da organizzare con mio marito gli orari del nido e non lasciare un bimbo così piccolo fino a tardi. Lei di persona è stata conciliante, mi ha rassicurato. Pochi giorni dopo mi ha fatto telefonare dalla responsabile esterna delle Risorse Umane negandomi ogni possibilità. La chiusa della telefonata mi ha gelata: faccia le sue valutazioni, è stato il commento».«Si sono trincerati dietro l’infungibilità del mio lavoro. Dopo questa telefonata ho attivato i sindacati che mi hanno proposto di utilizzare le ferie, che in ogni caso però sarebbero arrivate fino a dicembre. Allora, grazie allo sportello donna di Valdobbiadene, la città in cui abito, ho contattato la consigliera di parità della Provincia di Treviso. Lei ha convocato i titolari dell’azienda per cercare di trovare una soluzione. Loro hanno mandato l’ avvocato con una posizione assolutamente irremovibile. A quel punto ho avuto poca scelta».«No assolutamente, ho due colleghe mamme che hanno il part-time. Anche i tre titolari hanno a propria volta dei figli: due di loro sono donne e fanno mezza giornata da sempre. Ma evidentemente le regole sono discrezionali. E il paradosso lo sa qual è?»«Si sono ben guardati dall’avere contatti diretti con me. E onestamente, anche se ci fosse un ripensamento, escludo ceh tornerei. Questo modo di gestire le relazioni con i dipendenti mi ha profondamente deluso. Ed è incredibile che non si capisca che non si trattava di un capriccio personale».«Sono disillusa rispetto alla gestione del personale in certe aziende private. C’è una logica padronale che rende tutto molto complesso e poco lineare. Non esistono regole chiare: ad alcuni lo smart è concesso, a me è stato vietato. Ad alcune colleghe il part-time è stato concesso, a me no».«Vorrei crearmi un piano b, magari nell’insegnamento. A me piace il mio lavoro, però credo ci sia ancora un passo di consapevolezza da trovare nelle piccole e medie aziende qui a Nordest. Bisognerebbe applicare concetti che io vedo spesso ripetuti ma non attuati. Bisognerebbe si capisse un concetto abbastanza semplice: il benessere aumenta la produttività dei dipendenti».
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