Maggie Gyllenhaal scherza sul Leone d’oro a Woman Unknown: «Non ho neanche visto il film, ho solo pensato: è diretto da una donna, e quindi via»
Postato da Redazione Radio WOW il 12 Settembre 2026

Dopo la premiazione, in conferenza stampa nella Sala Casinò del Palazzo del Cinema, tutta la giuria del concorso è seduta al tavolo. Accanto a Maggie Gyllenhaal – presidente – siedono Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To. Un giornalista chiede: Woman Unknown di May el-Toukhy, la regista danese di origini egiziane, unica donna alla guida di uno dei ventuno film in gara, ha vinto il Leone d’oro solo perché diretto da una donna? Gyllenhaal – di ottimo umore – risponde con una battuta velenosa, e molto riuscita: «Non ho neanche visto il film, ho solo pensato: è diretto da una donna, e quindi via».
Poi riprende, seria: «Ovviamente scherzo. Mi aspettavo questa domanda. Ci sono molti film fatti da donne che non mi piacciono, e alcuni che detesto attivamente, esattamente come tra i film diretti da uomini. Ho un voto, come ogni altro membro di questa giuria, e ogni decisione che prendiamo è sempre complicata, sempre discussa a lungo. Sono stanca di parlare di questo stesso argomento all’infinito. Continuerò a farlo, ma per un momento, qui, in questo posto incredibile, voglio solo celebrare un film brillantemente costruito che ho sentito come un fascio di laser, per il film ben fatto che è, punto».
La presidente entra poi nel merito del regolamento, per spiegare la decisione – non scontata – di lasciare la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile alla protagonista dello stesso film premiato con il Leone d’oro, Mathilde Arcel: «Si possono assegnare due premi al vincitore del Leone d’oro, se la decisione sul secondo premio è unanime. Correggetemi se sbaglio. E la nostra decisione è stata unanime. Volevo dirlo pubblicamente, per la stampa: Mathilde vi lascerà a bocca aperta». Woman Unknown – in danese Kvinde Ukendt – racconta la storia di Marie, cameriera nel dopoguerra danese in procinto di sposare il vedovo per cui lavora, con un segreto che rischia di travolgerla: una relazione con un soldato tedesco durante l’occupazione. È l’unico film di questa edizione firmato da una regista da sola. El-Toukhy, col premio in mano, ha detto: «Questo film parla del corpo della donna come campo di battaglia, e delle donne invisibili che non vengono viste e non hanno voce».
Sull’altro fronte, quello italiano, la giuria è uscita dal concorso senza premiare nessuno dei cinque titoli in gara: Succederà questa notte di Nanni Moretti (in concorso a Venezia dopo quarantacinque anni), Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis e L’estranea di Paolo Strippoli. A rispondere a ha chiesto conto dell’assenza degli italiani dal palmarès è stato Francesco Casetti, l’unico italiano al tavolo. Ha scelto di non minimizzare, e insieme di non alimentare la polemica.
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