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I borghi dove la felicità è offline

Postato da il 12 Settembre 2026

«Il turismo contemporaneo si muove sempre più nella direzione dell’experience economy», racconta Saverio Mucci, I viaggiatori cercano oggi la memoria di un luogo, non la sua semplice immagine: nel 2026, il 59% degli europei attribuisce un valore prioritario all’esperienza rispetto al passato e il 60% sceglie attivamente la dimensione offline per riequilibrare il tempo digitale». In questo scenario, l’Italia si rivela un laboratorio naturale unico, capace di far dialogare le identità intatte dei suoi territori con l’innovazione tecnologica che rende il viaggio un gesto fluido e sicuro. Nell’estate 2026 l’Italia riafferma la sua centralità nelle geografie del turismo globale. I dati registrati tra maggio e agosto dall’Osservatorio del Turismo Regionale di Mastercard tracciano il profilo di una ripresa solida e strutturale: la spesa dei visitatori internazionali tocca il 61% del totale, mettendo a segno una crescita del 9% rispetto all’anno precedente.

La mappa delle provenienze vede la Germania salda in cima al podio dei mercati chiave, seguita da Svizzera, Gran Bretagna e Stati Uniti. A ridefinire i flussi è però l’accelerazione a doppia cifra di Spagna e Austria, accompagnata dalle performance particolarmente marcate di mercati emergenti come Australia, Turchia e Repubblica Ceca – segnali nitidi di un’attrattività che continua ad allargare i propri confini.

In questa dinamica acquista sempre maggiore centralità il tessuto dei borghi italiani, che smette di essere una semplice alternativa geografica per farsi motore economico e culturale. «Nell’estate 2026-aggiunge Fiorello Primi- la spesa turistica in queste realtà tocca l’8% del totale nazionale, trainata da una componente internazionale che cresce dell’8% rispetto al 2025». In alcune regioni, il borgo è già la destinazione d’elezione: l’Umbria guida la tendenza catalizzando nei suoi piccoli centri il 27% della spesa regionale, seguita da Abruzzo (23%), Liguria (17%) e Marche (15%). Custodi di tradizioni e mestieri, questi luoghi rappresentano la risposta più concreta alla domanda di un turismo fuori dai circuiti di massa, capace di redistribuire i flussi sul territorio, sostenere le micro-economie locali e restituire l’anima più autentica del Paese.




L’articolo originale I borghi dove la felicità è offline lo potete trovare al seguente Link