Benedetta Porcaroli: «Detesto stare sola perché quando sono sola penso. Sul Gattopardo ho mentito, dicevo di saper ballare: le scene del ballo sono imbarazzanti»
Postato da Redazione Radio WOW il 6 Settembre 2026

Quest’anno non è in concorso. «Ho l’accredito, posso vedere dei film», dice contenta Benedetta Porcaroli. Un anno fa era sul palco della Mostra del cinema di Venezia, il premio per la miglior attrice Orizzonti vinto con Il rapimento di Arabella, a dedicarlo alla Flotilla. Adesso è dall’altra parte del Festival, uno Spritz sul tavolo della lounge Campari, davanti al Palazzo del Casinò, a ripercorrere la sua carriera di attrice.
Da giovedì è su Netflix in The Gentlemen 2, la serie di Guy Ritchie che stavolta scende in Italia, sul lago di Como: lei è Bella, la contessa Isabella Savanza di Parma. Il primo giorno di riprese l’ha spiazzata. «Guy Ritchie cambia tutte le battute un attimo prima di girare. Sono arrivata il primo giorno preparatissima. Mi mettono il microfono e mi dicono, ecco, queste sono le nuove pagine. Era una frase difficilissima, mi sono bloccata sul set per la prima volta. Poi sono stati otto mesi, e dopo otto mesi di cene inglesi in cui se ti distrai un attimo ti perdi, non ho più paura di niente».
Nel mondo della recitazione c’è entrata per caso, a 15 anni, terrorizzando tutti. «Ho cominciato per caso e ho sentito di aver trovato il posto giusto, quindi forse non era una coincidenza. Ma tutti mi dicevano di trovarmi un piano B. Io non l’ho mai fatto». Da allora ha imparato a non avere fretta. «È normale che ti portino in alto e poi ti sembri che si siano dimenticati di te; si semina piano, è un percorso lungo, puoi restare ferma cinque anni e poi trovare il film giusto».
Un metodo non ce l’ha. «Non ho fatto le scuole, ho rubato dagli altri attori, non ho un approccio tecnico. Il personaggio si sedimenta dentro di me a livello inconscio, e capisco di non avere più paura di non essere preparata quando sono nel camper, vestita. Questa persona si veste così, quindi è così. Senza il costume non saprei recitarlo». Sul Gattopardo, davanti ai cinquanta abiti su misura, le veniva da piangere. «Mi hanno consegnato un cappellino, era fatto per Nicole Kidman. Mi sentivo la donna più fortunata d’Italia».
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