Che cosa è il peccato «contro il creato» che il Vaticano vorrebbe introdurre
Postato da Redazione Radio WOW il 4 Settembre 2026

La Commissione Teologica Internazionale propone di introdurre il concetto di «peccato contro il creato e il Creatore». Nel testo pubblicato nelle scorse settimane, dal titolo Prendersi cura della nostra Casa comune, la crisi climatica è indicata come un tema centrale e si sottolinea che non è una questione estranea alla fede cristiana. Secondo la CTI, il rapporto dell’uomo con l’ambiente costituisce una dimensione essenziale del rapporto con Dio. Da questo deriva la responsabilità dell’uomo nel mantenere intatto e in equilibrio l’ambiente e anche quella di non averlo fatto. Per stigmatizzare la responsabilità nel progressivo deterioramento del pianeta, i teologi vaticani propongono di parlare di «peccato contro il creato e contro il Creatore».
Questo peccato ha conseguenze evidenti e concrete. Guardando solo all’Europa e all’estate ancora in corso, secondo i dati pubblicati da EuroMomo (European Mortality Monitoring), i Paesi europei hanno registrato oltre 10mila decessi in eccesso rispetto alla media durante l’ondata di calore record alla fine di giugno 2026. Di questi, oltre 9mila erano over65. Per avere dati definitivi bisogna guardare al 2024. Le morti legate al caldo in Europa sono state 62.775 e questo numero è destinato a crescere entro il 2050-2100, secondo i dati della terza edizione del Lancet Countdown. L’alluvione in Nepal ha causato oltre 1.100 morti e quasi 4mila dispersi. Il governo di Kathmandu ha avviato un’iniziativa diplomatica per ottenere un risarcimento dai maggiori produttori di gas serra.
Dice il documento del Vaticano che «il danno inferto all’ambiente trascende in larga misura i livelli della responsabilità individuale, familiare e delle piccole comunità, coinvolgendo i modi di vita di collettività più ampie e le scelte di economia e sviluppo di attori con più vasto influsso, che mettono in pericolo la qualità e la sopravvivenza stessa della vita umana sul pianeta, insieme a quella delle altre specie».
Da qui è partito il ragionamento della Commissione. «Si è fatta strada nella coscienza ecclesiale sempre più l’urgenza di riconoscere, in sintonia con l’insegnamento della Rivelazione, l’esistenza di un peccato che ha a che fare con la cura del creato».
Papa Leone XIV ha seguito, nel parlare di ambiente e crisi climatica, la strada di Papa Francesco che aveva già fatto riferimento a un peccato ecologico, «senza che questa formulazione sia arrivata ad affermarsi pienamente nell’ambito della Chiesa cattolica, ma incentivando l’impegno ad approfondire adeguatamente questa istanza». Il documento cita anche Giovanni Paolo II e il sinodo sull’Amazzonia.
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